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nautilus edizioni - recensione
TORINO 17/04/2009 - «Sua figlia ha disturbi dell’attenzione in classe e crediamo che il motivo sia legato alla sua impossibilità di seguirla appieno o alla sua “inidoneità genitoriale”». In parole poverissime, il bambino è lasciato allo sbando e il papà o la mamma non sono genitori come dovrebbero. A qualunque genitore, se in buona fede, un discorso di questo tipo farebbe gelare il sangue. Eppure capita pure questo a padri e a madri che vedono sottrarsi i figli senza un oggettivo motivo, diverso da maltrattamenti, abusi sessuali, condizioni economiche precarie, abbandono. Secondo i dati dell’Osservatorio per l’infanzia della Regione Piemonte e dell’assessorato alle Politiche sociali, per la maggior parte dei casi (76,8%) gli allontanamenti dei minori non avvengono per fatti gravi ma per valutazioni “soggettive”. Si parla cioè di “incapacità genitoriale” o di “metodi educati non idonei” o ancora di “impossibilità dei genitori a seguire i figli”, che sono croci o appellativi che si portano sulle spalle la grande maggioranza di padri e madri, nonché fenomeno in crescita, tanto che dal 2000 a oggi è aumentato del 20-30%. I minori, invece, allontanati per motivi “oggettivi” sono orfani (3,63% ), in stato di abbandono (9,81%) oppure maltrattati (4,72%). «Per tutti gli altri ci sarebbero degli allontanamenti impropri verso comunità o in famiglie affidatarie – denunciano le associazioni che hanno aderito al Movimento “Cresco a casa”, nato come manifesto associativo per impedire i cosiddetti “allontanamenti impropri dei bambini” - e che oltre a provocare disagio per le famiglie e per gli stessi minori, hanno anche un costo enorme».
ciao,
(13 maggio 2009)
da La RepubblicaSono passati trent'anni dall'abolizione dei manicomi e dall'entrata in vigore della legge 180 che doveva restituire diritti civili e dignita' alle persone affette da malattie mentali, prevenire e curare adeguatamente i loro disturbi. Ma alle nobili intenzioni non sempre sono seguiti i fatti. Gli interessi nel campo dell'assistenza e l'impostazione della legge 180 non hanno consentito un'adeguata applicazione delle norme che puntavano sostanzialmente alla riabilitazione e al reinserimento nella societa' della persona affetta
da malattia mentale. La legge 180 e' tra le piu' inapplicate, se si pensa che sono serviti mediamente 18 anni per chiudere i manicomi e che ancora oggi ne esistono tre. Oggi il disturbo psichico e' sempre piu' dilagante e diffuso e sempre meno intercettato e curato dall'assistenza psichiatrica italiana. Depressione, disturbi alimentari, fino alle piu' gravi psicosi, ma l'assistenza sanitaria si prende carico soltanto del 10% delle persone che avrebbero bisogno di un supporto. La cura del disagio psichico rappresenta un costo enorme per le aziende sanitarie che possono fingere di non vedere una malattia che, a differenza di tutte le altre, e' senza materia. L'inchiesta e' un viaggio nell'Italia della follia, quella che lascia i malati di mente, anche i piu' pericolosi, per strada o rinchiusi nei moderni manicomi, che rispetto a quelli che si volevano abolire sono soltanto piu' piccoli. Oppure li lascia totalmente a carico delle famiglie che a volte sono impreparate a gestire il proprio caro e spesso si trovano anche in abitazioni inadeguate dove si consumano tragedie di fatto annunciate. Una legge rivoluzionaria la 180 forse, ma nel Paese sbagliato.
da Report
"Se non possiamo cambiare il senso della storia, possiamo ricordare alle nuove generazioni che il passato non deve essere dimenticato."