REPARTO N° 6

cronache da un (ex) manicomio
mercoledì, 31 gennaio 2007

«Internata», fa causa al sindaco

AZZANO DECIMO Il primo cittadino Bortolotti aveva disposto un Tso, dichiarato illegittimo in Tribunale

Ex infermiera, 59 anni, si rivolge al giudice e chiede un risarcimento di 250 mila euro

«Sono stata costretta ad un trattamento sanitario obbligatorio per tre settimane nell'ospedale psichiatrico di Sacile, ma tale provvedimento è stato dichiarato totalmente illegittimo dal giudice pordenonese Liana Zoso. Per tale motivo ritengo d'aver subito danni materiali e morali per 250 mila euro», questa la richiesta che M.S., una pensionata di Azzano Decimo, 59 anni, ex infermiera in servizio nell'ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, ha formalizzato nella causa civile promossa contro il sindaco di Azzano Decimo che, qualche mese fa, aveva firmato la richiesta di trattamento sanitario obbligatorio, facendo "internare" la donna.
 
L'angosciante vicenda ha avuto inizio qualche mese fa - ha spiegato l'avvocato Gianni Massanzana che assiste l'ex infermiera - quando il sindaco Bortolotti, dopo aver firmato una richiesta di trattamento sanitario obbligatorio, ha mandato i carabinieri a casa della mia cliente, disponendone un ricovero coatto nell'ospedale psichiatrico di Sacile. L'ex infermiera è rimasta in quella struttura per tre settimane finché il giudice Liana Zoso, alla quale ci eravamo rivolti, ha dichiarato quel ricovero totalmente illegittimo».
 
Dopo aver ottenuto la "liberazione" della cliente, strappandola alle cure mediche obbligatorie, l'avvocato Massanzana ha cercato di capire il motivo del provvedimento del sindaco. «La vicenda non è chiara - ha puntualizzato - ma probabilmente è da ricondurre ad una serie di controversie tra vicine alle quali potrebbe aver cercato di porre rimedio il sindaco. Il risultato? Il provvedimento di "Tso" firmato dal sindaco Bortolotti che il giudice ha ritenuto illegittimo».
 
L'ex infermiera, con l'assistenza dell'avvocato Massanzana, si è così rivolta al giudice civile, chiedendo al sindaco Bortolotti il risarcimento del danno. La prima udienza è stata celebrata qualche giorno fa, ma il primo cittadino non si è costituito. Il giudice ha così disposto un rinvio.
 
 
Roberto Ortolan
 
da Il Gazzettino di Pordenone di venerdì 26 gennaio 2007 pag. IX (segue dalla prima pagina)
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lunedì, 29 gennaio 2007

Come se ce ne fosse bisogno...

 Mi manda rai tre puntata del 26/01/2007: viene presentato un caso di mobbing che ha come protagonista il dott. Nazario Di Cicco già ortopedico presso l’ospedale di Aversa dipendente dalla Asl Caserta 2. Il dott. Di Cicco nel 2000 ha fatto diverse denunce dello stato di degrado e dei disservizi dell’ospedale presso cui era impiegato che hanno trovato eco anche sulla stampa (Gazzetta del Mezzogiorno, Corriere della Sera). Nel 2001 contestualmente (o quasi) all’insediamendo del dott. Franco Rotelli come direttore generale della Asl casertana (transfugo dal Friuli Venezia-Giulia dove era salita al governo regionale una giunta di centro-destra) e poco dopo una domanda di trasferimento del dott. Di Cicco lo stesso dottore riceve una lettera in cui gli viene diagnosticata una non meglio precisata “mobbing syndrom”. Per completezza l’avvocato del dott. Rotelli avv. Francesco Marco De Martino sottolinea con una lettera (inspiegabilmente e malauguratamente per lui e quello che rappresenta Rotelli è fuggito dal contradditorio in studio...) che in precedenza il Di Cicco si era recato da uno psichiatra della Asl per un suo timore di essere possibile vittima di acting out suicidiari.
La diagnosi di mobbing syndrom viene poi nel 2003 cambiata da una psichiatra TRIESTINA (Di Cicco sottolinea più volte) fatta assumere (in questo modo dando l’idea di sottintendere una pratica di clientelismo) da Rotelli in “disturbo della personalità”.
In seguito a questa diagnosi per il dott. Di Cicco diventa impossibile trovare impiego.
 
Ora non credo sia importante capire chi sia il millantatore o comunque in colpa e in ogni caso ci sono dei procedimenti legali che daranno un responso in un senso o nell’altro. Fatto sta che l’attacco alla psichiatria sedicente “democratica” è forte e la colpisce in un punto in cui è particolarmente scoperta. La psichiatria “democratica” e nella fattispecie quella triestina facente capo alla figura e all’opera di Franco Basaglia nel momento in cui ha messo fenomenologicamente la malattia mentale tra parentesi ha lasciato aperta una delle sue molte contraddizioni: infatti a Trieste nonostante le parentesi le diagnosi si fanno eccome (come ci insegna questa storia) però non bisogna dirlo. Come fosse una specie di tabù. O una vergogna.
La psichiatria emendata da Basaglia – rimanendo pur sempre una psichiatria– non è riuscita a sorpassare né a sotterrare la psichiatria “ufficiale” e questi attacchi – duri e decisi come si è notato dall’insistenza di Di Cicco sull’appartenenza di Rotelli (che Di Cicco definisce: “psichiatra che dice di essere di valore”) e della psichiatra diagnosticante il disturbo della personalità a Di Cicco all’esperienza triestina – sottolineano questo problema insoluto. In ogni caso è chiaro che questo episodio non porterà a nulla di concreto se non – nell’ipotesi peggiore per Rotelli che comunque ha tra una cosa e l’altra ampia disponibilità economica – al risarcimento nei confronti del “mobbizzato” (o presunto tale) Di Cicco.
Senza dubbio però – se non altro per lo share della trasmissione – un altro sfregio all’immagine della psichiatria “democratica” e triestina in particolare.
postato da Lazaric alle ore 10:04 | link | commenti
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lunedì, 22 gennaio 2007

Antonin Artaud: Un Insurgé du Corps, due incontri con Evelyn Grossman, 23 gennaio

Centro di Studi italo-francesi e Università di Roma La Sapienza
Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo
CTA - Centro Teatro Ateneo
ANTONIN ARTAUD: UN INSURGÉ DU CORPS
DUE INCONTRI CON EVELYNE GROSSMAN
CENTRO DI STUDI ITALO-FRANCESI
Roma, martedì 23 gennaio 2007 alle ore 17,00
antoine artaud
Incontro con Evelyne Grossman in occasione della presentazione delle sue recenti pubblicazioni: Antonin Artaud. Un insurgé du corps e Antonin Artaud, Cahier: Ivry, Janvier 1948 (Gallimard, Ottobre 2006).
Con la partecipazione di: Silvia Carandini, Valeria Pompejano, Franco Ruffini.
CENTRO TEATRO ATENEO
Roma, mercoledì 24 gennaio 2007 alle ore 13,00 
Lezione-conferenza di Evelyne Grossman nell’ambito del Corso di Storia del Teatro e dello Spettacolo
Docente: Paola Quarenghi.

EVELYNE GROSSMAN è professore di Letteratura moderna e contemporanea all’Università Paris VII Denis-Diderot e direttrice di programma al Collège international de philosophie. Ha curato nel 2004 per Quarto-Gallimard l’edizione completa degli scritti di Artaud (Artaud, Œuvres), oltre a Antonin Artaud, Van Gogh le suicidé de la société (2001) e Antonin Artaud, Pour en finir avec le jugement de dieu (Gallimard, 2003). In questi anni ha pubblicato inoltre: Artaud / Joyce. Le corps et le texte, 1996; L'Esthétique de Beckett, 1998; Henri Michaux, le corps de la pensée (en collaboration avec Anne-Elisabeth Halpern et Pierre Vilar), 2001; La traversée de la mélancolie (en collaboration avec Nathalie Piégay-Gros), 2002; Artaud, "l'aliéné authentique", 2003; La défiguration, 2004. 
postato da Lazaric alle ore 09:21 | link | commenti
categorie: teatro, storie di pazzi e di normali
giovedì, 18 gennaio 2007

SUL MANICOMIO E L'ESPERIENZA DELLA SCHIZOFRENIA

Il livellamento psichiatrico mette sullo stesso piano i geni e i folli. È un atto innaturale. I medici non sono in grado di capire che cos’è l’uomo, che cos’è l’uomo–Dio che è in noi, l’uomo creatore.
Il male fisico lo capiscono tutti, il male mentale, invece, è lo scacco per l’uomo e la sua scienza
alda merini
che non riesce mai a penetrare appieno i segreti dell’anima.
L’uomo non è nato per soffrire, ma è nato per la felicità. Io sono passata attraverso il tunnel del dolore che in realtà è stata per me una considerazione di ciò che può essere la vita, di ciò che può farti la vita ma anche di quello che noi possiamo fare alla vita. Perché possiamo essere anche noi stessi a mortificarla e a renderla brutta. Quei dieci anni trascorsi in manicomio hanno aperto uno squarcio in me che ho voluto raccontare perché nessuno conosce ciò che accade al di là del muro…
Quanto vuoto fanno i medici per avere in mano il cuore del paziente, ma non è preservandolo dal dolore che lo si guarisce. A volte questo è solo un pretesto per ucciderlo. Perché se l’uomo non sente il dolore non sente né la musica, né la poesia, né la vita e neanche la morte. Non dimentichiamo che moriremo tutti, però prima la vita va vissuta con gioia ed occorre capire che la poesia fa parte della vita e anche della morte e che è un grande rischio. Il poeta rischia molto e sempre al limite, è sempre sul filo del rasoio ma lo fa per insegnarci la felicità, la felicità per la vita che è in ognuno di noi.
La sopportazione mia del manicomio è stata dovuta alla mia religiosità, all’obbedienza, all’accettazione dei fatti divini della vita.
Io depreco quelli che vogliono soffrire più degli altri perché questo lo considero una colpa e un reato.
probabilmente pensano che attraverso la sofferenza si raggiunga la poesia...
Ed è lì lo scorno e l’offesa. Non è vero! Perché attraverso la sofferenza si raggiunge o la morte o l’abbandono
Alda Merini
postato da Lazaric alle ore 19:06 | link | commenti
categorie: poesia-letteratura
giovedì, 11 gennaio 2007

Turco: Basta Alle Politiche Di Ghettizzazione

Il ministro della salute Livia Turco intervenuta il 9 gennaio ad un incontro promosso dall'Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale (Unasam) incalzata dalla presidentessa di Unasam Gisella Trincas – la quale ha descritto la situazione di violenza che caratterizza la psichiatria italiana ancorchè riformata – ha detto che sui temi della salute mentale ''siamo tornati indietro'' ed e' necessario dire ''basta con le politiche di ghettizzazione, di contenimento e dei manicomi sotto mentite spoglie'' ... Visto che queste parole sono state pronunciate dalla persona dalla cui iniziativa legislativa  – assieme all’attuale presidente della repubblica Napolitano – sono stati istituiti i centri di permanenza temporanea per migranti c’è da star tranquilli....
la turco contro la ghettizzazione
postato da Lazaric alle ore 19:41 | link | commenti (2)
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mercoledì, 03 gennaio 2007

RIENTRO IN MANICOMIO

Oggi dopo due settimane di malattia rientrerò al lavoro in manicomio. Già mi si chiude la gola per l'odore - che per la consistenza è quasi un sapore - di fumo e di urina. Già mi aspetto le maldicenze dei colleghi per il fatto di essermi fatto le feste a casa: so già che il fatto di essermi sentito male sul lavoro non convincerà nessuno della realtà della mia malattia e ha poca importanza in fondo si sa la maldicenza impazza qui più che altrove. È sempre così in fondo la solidarietà è un privilegio e qui dentro nessuno se la può permettere.
Spero in ogni caso le cose vadano bene anche se so già che il benvenuto saranno insulti e forse botte; urla e forse violenza o autolesionismo... in ogni caso è il mio lavoro: me lo sono scelto e per ora me lo tengo... nonostante tutto.
Cercherò di passare una giornata tranquilla: giornata poi... qui non ci sono giornate. Il tempo non si scandisce in ore minuti secondi ma in turni. Cercherò di passare la parte di giornata che devo trascorrere qui - a me è ancora concesso poi di andarmene non solo formalmente - nel modo migliore possibile. MODO MIGLIORE POSSIBILE: non mi è ancora chiaro cosa voglia dire: nel mio caso vuol dire cercare di riempire di senso la mia vita e quella delle persone che qui ci abitano...
vedremo
il manicomio di gorizia fotografato da g. berengo gardin in morire di classe
postato da Lazaric alle ore 09:01 | link | commenti (3)
categorie: reparto n° 6

Chi sono

Utente: Lazaric
"Nel cortile dell'ospedale c'è un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, di ortica e di canapa selvatica. Il suo tetto è rugginoso, il tubo del camino è a metà crollato, gli scalini della scala principale sono marciti e c'è cresciuta l'erba, e dell'intonaco son rimaste soltanto le tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l'ospedale, quella posteriore guarda nella distesa dei campi verdi da cui lo separa il grigio recinto dell'ospedale, tutto chiodi. Questi chiodi, con le punte rivolte all'insù, e il recinto e lo stesso padiglione hanno quello speciale aspetto triste che da noi hanno soltanto le costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore delle scottature d'ortica, inoltriamoci per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede là dentro."

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