REPARTO N° 6

cronache da un (ex) manicomio
martedì, 27 marzo 2007

LA FOLLIA DELLA FOTOGRAFIA/1: Lo Sguardo

Volendo obbligarmi a commentare le foto d’un reportage sui «casi urgenti», io straccio le note man mano che le scrivo. Come! non c’è niente da dire sulla morte, sul suicidio, sulla ferita, sull’incidente? No. Non ho niente da dire su quelle foto in cui vedo camici bianchi, lettighe, corpi stesi per terra, vetri rotti, ecc. Se solo ci fosse uno sguardo, lo sguardo di un soggetto, se solo qualcuno, nella foto, mi guardasse! La Fotografia ha infatti la facoltà – che va man mano perdendo, dato che ormai la posa frontale è giudicata arcaica – di guardarmi dritto negli occhi (e qui abbiamo una nuova differenza: nel film, nessuno mi guarda mai: è proibito – dalla Finzione).
Lo sguardo fotografico ha qualcosa di paradossale che talvolta ritroviamo nella vita: l’altro giorno, in un caffè, un adolescente, solo, esplorava con gli occhi tutta la sala; a tratti il suo sguardo si posava su di me; in quel momento avevo la certezza che egli mi stesse guardando senza tuttavia essere sicuro che mi stesse vedendo: stortura inconcepibile: come è possibile guardare senza vedere? Si direbbe che la Fotografia separi l’attenzione dalla percezione e che presenti solo la prima, la quale tuttavia è impossibile senza la seconda; cosa aberrante, essa è una noesi senza noema, un atto di pensiero senza pensiero, un intendimento senza obiettivo finale. E tuttavia è proprio questo movimento scandaloso a determinare la più rara qualità di un’aria. Il paradosso è questo: come si può avere l’aria intelligente, senza pensare a niente di intelligente? Come è possibile averla guardando quel pezzo di bachelite nera? Il fatto è che, facendo l’economia della visione, lo sguardo sembra essere trattenuto da qualcosa d’interiore. Andé Kertész Il cagnolino, Paris, 1928Quel ragazzino povero che tiene in braccio un cagnolino appena nato e vi appoggia la sua guancia (Kertész, 1928), guarda l’obbiettivo con occhi tristi, gelosi, spauriti: che pensosità patetica, straziante! In effetti, egli non guarda nulla; trattiene dentro di sé il suo amore e la sua paura: ecco, lo Sguardo è questo.
Ora, se è inesistente (e a maggior ragione se dura, se, con la fotografia, attraversa il Tempo), lo sguardo è sempre virtualmente pazzo: esso è al tempo stesso effetto di verità ed effetto di follia. Nel 1881, animati da un bello spirito scientifico e procedendo in un’inchiesta sulla fisiognomia dei malati, Galton e Mohamed pubblicarono alcune tavole di volti.
Ovviamente, si concluse che la malattia non vi si poteva leggere. Ma siccome tutti quei malati mi guardano ancora, a quasi cento anni di distanza, io ho invece l’idea inversa: quella che chiunque guardi dritto negli occhi è pazzo.
foto di Francis Galton
Il «destino» della Fotografia sarebbe dunque questo: facendomi credere (ma una volta su quante?) che ho trovato «la vera fotografia totale», essa crea l’inconcepibile confusione tra realtà («Ciò è stato») e verità («È esattamente questo!»); essa diventa al tempo stesso constatativa ed esclamativa; essa porta l’effigie a quel punto di follia in cui l’affetto (l’amore, la compassione, il lutto, l’impeto, il desiderio) è garante dell’essere. La Fotografia si avvicina allora effettivamente alla follia, raggiunge la «verità folle».
Roland Barthes La chambre claire. Note sur la photographie, Seuil, Paris, 1980; trad. it. di Renzo Guidieri La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, Torino, 1980, § 46, pag. 111-115
postato da Lazaric alle ore 08:36 | link | commenti
categorie: arte varia
lunedì, 19 marzo 2007

I matti

I matti vanno contenti tra il campo e la ferrovia
a caccia di grilli e serpenti, a caccia di grilli e serpenti;
I matti vanno contenti a guinzaglio della pazzia
a caccia di grilli e serpenti, tra il campo e la ferrovia.
I matti non hanno più niente,
intorno a loro più nessuna città;
anche se strillano chi li sente?
anche se strillano che fa?
I matti vanno contenti sull'orlo della normalità
come stelle cadenti, nell'oceano della tranquillità,
trasportando grandi buste di plastica del peso totale del cuore,
piene di spazzatura e di silenzio, piene di freddo e rumore.
I matti non hanno il cuore,
o se ce l'hanno è sprecato:
è una caverna tutta nera.
I matti ancora lì a pensare a un treno mai arrivato
e a una moglie portata via da chissà quale bufera.
I matti senza la patente per camminare
I matti tutta la vita dentro la notte, chiusi a chiave.
I matti vanno contenti,
fermano il traffico con la mano,
poi attraversano il mattino
con l'aiuto di un fiasco di vino.
Si fermano lunghe ore a riposare
le ossa e le ali, le ossa e le ali
E dentro alle chiese ci vanno a fumare:

centinaia di sigarette, davanti all'altare…

da http://www.flickr.com/

Francesco De Gregori: Terra Di Nessuno 1987

postato da Lazaric alle ore 20:41 | link | commenti
categorie: musica-canzoni
venerdì, 09 marzo 2007

Delibera definitiva dell’AIFA: il Ritalin torna in commercio

 Nonostante le pressioni di politici, medici ed associazioni, il Consiglio d’Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha autorizzato la reimmissione in commercio nel nostro paese del contestato psicofarmaco per bambini Ritalin.

Nonostante le pressioni e gli inviti alla prudenza di buona parte del mondo politico, della comunità scientifica e di quella civile – e in anticipo di tre settimane sulla data della delibera preannunciata pubblicamente - il Consiglio d’Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha autorizzato la reimmissione in commercio nel nostro Paese del contestato psicofarmaco per bambini Ritalin, oggetto non più tardi di due settimane fa di un pesante avvertimento della Food And Drug Administration americana per i potenziali rischi di ictus, crisi maniaco-depressive, complicazioni cardiache e morte improvvisa anche su bambini in cura a il manifesto della campagna "giù le mani dai bambini"normale dosaggio terapeutico.

“Si tratta - ha dichiarato Luca Poma, portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, la prima campagna indipendente in farmacovigilanza per l’età pediatrica – di un’accelerata inspiegabile e gravida di conseguenze negative per la salute dei bambini, in quanto i protocolli diagnostico-terapeutici elaborati dall’AIFA e dall’Istituto Superiore di Sanità sono del tutto lacunosi ed orientati soprattutto verso la soluzione farmacologica. Nonostante l’acceso dibattito in Parlamento (sono previste nuove interrogazioni nei prossimi giorni) l’AIFA agisce come un ‘battitore libero’, facendo di fatto gli interessi dei produttori: questo è scandaloso, dovranno assumersi la responsabilità di fronte al Paese”.

“Al fine di garantire un uso sicuro e appropriato del farmaco – ribatte l’AIFA in una nota - e a limitarne l'impiego in casi selezionati e non rispondenti alle sole terapie psico-comportamentali il provvedimento assunto oggi dal Consiglio di Amministrazione dell'Aifa vincola la prescrizione del farmaco all'osservazione di un rigidissimo protocollo che prevede l'esecuzione di una diagnosi differenziale e la definizione di un Piano terapeutico da parte di Centri di neuropsichiatria infantile individuati dalle Regioni e l'istituzione di un apposito Registro nazionale presso l'Istituto Superiore di Sanità.

Ma i promotori della campagna “Giù le Mani dai Bambini” non ci stanno ed annunciano battaglia. “Non dimentichiamo – conclude Poma – che il Consiglio d’Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco è presieduto da una ex alta dirigente di FarmIndustria, la lobby delle multinazionali farmaceutiche. Promuoveremo quindi tutte le più opportune azioni per ricorrere contro questa decisione affrettata e lesiva dell’interesse dei minori italiani“.

Per maggiori informazioni: http://www.giulemanidaibambini.org/
www.aifa.it

Linda Grilli

da: http://www.prontoconsumatore.it/ArchivioArticoli/tabid/72/ItemID/881/View/Details/Default.aspx

postato da Lazaric alle ore 16:59 | link | commenti (1)
categorie: farmaci, antipsichiatria
domenica, 04 marzo 2007

Ti regalerò una rosa - Simone Cristicchi

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel '54
E vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant'anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perchè non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un'emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L'accordo dissonante di un'orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perchè ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio... misurate le distanze
E guardate tra me e voi... chi è più pericoloso?
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l'ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita son vent'anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un'emozione?
Sorprenditi di nuovo perchè Antonio sa volare.

 
 
 
postato da Lazaric alle ore 11:25 | link | commenti
categorie: musica-canzoni

Chi sono

Utente: Lazaric
"Nel cortile dell'ospedale c'è un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, di ortica e di canapa selvatica. Il suo tetto è rugginoso, il tubo del camino è a metà crollato, gli scalini della scala principale sono marciti e c'è cresciuta l'erba, e dell'intonaco son rimaste soltanto le tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l'ospedale, quella posteriore guarda nella distesa dei campi verdi da cui lo separa il grigio recinto dell'ospedale, tutto chiodi. Questi chiodi, con le punte rivolte all'insù, e il recinto e lo stesso padiglione hanno quello speciale aspetto triste che da noi hanno soltanto le costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore delle scottature d'ortica, inoltriamoci per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede là dentro."

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