REPARTO N° 6

cronache da un (ex) manicomio
venerdì, 18 luglio 2008

Politica e psichiatria in puglia: il nulla osta ai nuovi manicomi

di Ezio Catacchio  (Associazione "Altre Ragioni" - Bari) del 1/7/08

Grazie Dio Vendola (governatore della Regione, futuro portabandiera di questa sinistra italiana, uno e trino) per aver dato il nulla osta al consolidamento delle logiche manicomiali ed al rafforzamento delle strutture che le gestiscono. Ora il governatore potrà vantarsi, così come si vanta di aver 30 anni fa contribuito alla chiusura dei manicomi, di aver contribuito in maniera decisa, senza esitazioni, alla loro riapertura.

Il primo luglio 2008, con 40° all'ombra, passa in Regione la scandalosa e tristemente famosa delibera "vuoto per pieno" (delibera 1170, 01.07.2008).
Delibera che consoliderà una gestione tutta privata delle problematiche sulla salute mentale, una gestione che non lascia spazio alle famiglie e quantomeno agli utenti, ai percorsi autogestiti sbandierati dalla giunta vendola e dai suoi consulenti quali il dott. Rocco Canosa, una gestione che negli anni ha consolidato solo profitti e cronicizzazioni.
Delibera che regala alle strutture contratti a convenzione, e non a prestazione, impossibili da scardinare per i prossimi 30 anni, indipendentemente da qualsiasi valutazione in merito alla gestione, alla qualità delle prestazioni e ai risultati.
Gli utenti trattati come macchine da far arrugginire e il fatturato il nuovo criterio di accreditamento (gli enti gestori stanno infatti pensando di esportare i loro manicomi in Cina, dove la manodopera costa di meno e il fatturato aumenterebbe; sempre ovviamente con utenti pugliesi, tanto per loro non cambierebbe: parcheggiati su un divano in una città che non riconoscono più o parcheggiati su un divano in cina cosa c'è di diverso?).
Nelle strutture, probabilmente, si starà festeggiando: solito cocktail di champagne per i manager ed ennesimo cocktail di farmaci per gli utenti.

Grazie a questa giunta abbiamo fatto un salto indietro nella storia di 50 anni: sono state espulse le figure non sanitarie dai vari servizi riportando le problematiche sulla salute mentale a mera questione biologica e medica e sono state rafforzate tutte le logiche manicomiali per i prossimi 30 anni.

Il tutto in Regione, ovviamente, con le solite manovre occulte di corridoio tipiche del peggior sud.
Tutti quelli interpellati fino a questo momento sulla delibera non parlano o, ancora peggio, non sanno che è passata. Tutti: da esponenti della classe politica, a sindacati, etc., fino al punto che ci viene il dubbio che sia una nostra fantasia (e chiediamo umilmente: è vero? è possibile che nessuno sappia? e nel caso: come è possibile questa cosa?).
Ai pochi rappresentanti di questa classe politica dirigente che hanno dichiarato, anche se timidamente, il loro dissenso (comunicato del 13.03.2008), alla CGIL (comunicato del 07.03.08), a psichiatria democratica pugliese (comunicato del 13.03.2008), alle associazioni e a tutti quelli che in questi mesi si sono ribellati e hanno condiviso l'impegno contro la delibera chiediamo un atto di responsabilità e la definizione di un percorso che possa mettere in discussione questa scelta disastrosa.

Per quale motivo la destra non dovrebbe presentare e richiedere le modifiche alla 180 a favore delle proprie strutture private quando la sinistra fa esattamente la stessa cosa pensando, di fatto, solo agli interessi economici e clientelari delle strutture a lei vicine?
E poi diciamo la verità: che cambierebbe in fondo per gli utenti? Qualche tso un po' più lungo (ma i tso e le ospedalizzazioni durano spesso mesi anche adesso), il potere di firma per i tso solo ai medici (ma i sindaci nemmeno la vedono la firma ora quando la mettono), etc.
Cronicizzare in una struttura chiamata riabilitativa con qualche vacanza a casa o cronicizzare in strutture chiamate diversamente, in fondo, forse, non è poi così diverso.
Il dato certo è: ad un povero essere umano che inizia ad avere problemi di malessere e sofferenza emotiva spetta una vita da inferno!

Alleghiamo, ci sembra il caso, anche un'intervista al dott. Giorgio Antonucci di pochi giorni fa. Il dott. Giorgio Antonucci è stato uno dei collaboratori di Basaglia e, a differenza di quello che nelle tante celebrazioni alla 180 che si sono avute in questi mesi si è detto, non fa finta di dimenticare quegli anni e ha sempre lavorato rispettando quelle idee che anche il povero Basaglia esprimeva, idee ormai dimenticate e svendute.

Grazie per l'attenzione.
Ezio Catacchio
(Associazione "Altre Ragioni" - Bari)

ricevo e volentieri diffondo questo appello con molta preoccupazione

postato da Lazaric alle ore 13:50 | link | commenti
categorie: politica
giovedì, 17 luglio 2008

LAPSUS BASAGLIANO

Da una recente intervista a Peppe Dell'Acqua:

«Quello che ha fatto Basaglia [...] dovrebbe essere il presente e il futuro. [...] Non è assolutamente esaurito il suo contributo. Anzi sembrerebbe che oggi dopo anni di dimenticanza e di abbandono [...] stia ritornando la necessità di RIVENDERE quelle questioni.»

in maiuscolo neretto un probabile e significativo lapsus... basagliano

postato da Lazaric alle ore 09:47 | link | commenti
categorie: reparto n° 6
sabato, 12 luglio 2008

DA VICINO NESSUNO È NORMALE

Stamattina ritorno dalla solita notte da pazzi in manicomio. Tornando mi sono ascoltato un programma che ho scaricato in podcast che parlava di un servizio psichiatrico di diagnosi e kurac in toni così entusiastici tanto da voler quasi esserne ricoverato (e lavorando in quei servizi devo dire che talvolta penso che sarebbe più vantaggioso esserne utente che operatore – soprattutto se di cooperativa – quanto a diritti...)
Quando arrivo davanti a casa vedo un tipo che in modo spericolato su una terrazza senza balaustra in bilico su una seggiola spruzza in gran quantità e senza criterio (entrato in caso ho perfino chiuso le finestre per evitare di intossicarmi nonostante la distanza sia comunque di qualche centinaia di metri) quello che presumibilmente è insetticida verso un alveare. Guardo meglio e mi pare il primario del SPDC di cui sopra. Temendo un'allucinazione dovuta alla stanchezza e allo stress post-lavoro notturno e anche al condizionamento dell'ascolto del programma radio guardo meglio ed è proprio lui giunto in rinforzo della sorella che abita dietro casa mia (come si suol dire) ed ha di fronte un negozietto che vista la scarsità di clienti ho sempre pensato o piuttosto sognato o addirittura delirato (ma con la sorella di un primario di psichiatria meglio stare attenti a delirare...) serva per copertura di affari illeciti...
Insomma veramente da vicino nessuno è normale anche se devo dire che nutro rispetto per il dottore o meglio per l'uomo in questione visto che pare sia stato in qualche modo relegato (i motivi credo siano molteplici dalla scarsa predisposizione personale alla carriera alla mancanza di appoggi politici e di cinismo et al.) nel servizio di emergenza psichiatrica (che nessuno ambisce a dirigere praticamente a vita... quasi vi ci fosse ricoverato... come nei vecchi (?) manicomi...)
DA VICINO NESSUNO È NORMALE MA QUALCUNO È PIÚ NORMALE DI ALTRI
...parrebbe...
postato da Lazaric alle ore 12:56 | link | commenti (1)
categorie: politica, reparto n° 6, storie di pazzi e di normali
martedì, 08 luglio 2008

Riforma della 180 - Presentato al Senato il ddl n.348

Primo firmatario il senatore Valerio Carrara (Pdl), cofirmatarie le senatrici Laura Bianconi e Ombretta Colli (entrambe del Pdl)

Dopo i fallimenti della pdl Burani-Procaccini, il governo Berlusconi ritenta la controriforma della Legge Basaglia


Snellire le procedure del Tso, istituire trattamenti sanitari extraospedalieri e ristrutturare, in senso liberale, il sistema delle garanzie. Sono i tre assi principali su cui si fonda il disegno di legge n.348 per la riforma della Legge 180 presentato dal senatore del Pdl, Valerio Carrara. A 30 anni dalla storica Legge Basaglia, che restituì dignità e diritti alle persone con sofferenza mentale, il governo Berlusconi riparte dal Senato per tentare nuovamente la via della controriforma psichiatrica. Dopo i ben noti fallimenti delle varie versioni della proposta di legge Burani-Procaccini di qualche anno addietro (che raccolsero un dissenso diffuso all’interno dello stesso centro destra), il senatore Valerio Carrara (Pdl), con cofirmatarie le senatrici Laura Bianconi (Pdl) e Ombretta Colli (Pdl), ha presentato un nuovo disegno di legge, il n.348, denominato “Modifiche alla legge 23 dicembre 1978, n.833, in materia di assistenza psichiatrica”.
Assegnato alla 12^ Commissione permanente (Igiene e sanità) in sede referente il 27 maggio, il ddl Carrara – il cui esame non è ancora iniziato - dovrà sottostare ai pareri delle commissioni 1^ (Affari costituzionali), 2^ (Giustizia), 5^ (Bilancio), Questioni regionali. Primo firmatario del ddl 348 è Valerio Carrara – vice presidente della 4^ Commissione permanente Difesa – che ha ricevuto il sostegno delle senatrici Laura Bianconi – membro della 12^ Commissione permanente Igiene e sanità – e Ombretta Colli – membro della 5^ Commissione permanente Bilancio.

“La singolarità che ha da sempre caratterizzato la psichiatria rispetto alle altre specializzazioni della medicina è nella differenza, talvolta radicale, fra l’area di riferimento razionale in cui si muove il medico e quella in cui si muove il malato. Un’area, quest’ultima – si legge nell’incipit della relazione introduttiva al documento pubblicata sul portale del Senato della Repubblica-, caratterizzata dalla mancanza di critica di malattia, dalla gravissima frattura del rapporto di realtà e quindi, in una parola, dalla incapacità del malato di esprimere sia un valido consenso sia un valido dissenso alla presa in carico terapeutica”.
La Legge 180 “ha aperto la via a profondi cambiamenti culturali ed organizzativi a tutti i livelli delle istituzioni pubbliche preposte al settore –riconoscono i tre senatori del Pdl-. La nuova disciplina legislativa ha postulato un diverso approccio alla malattia mentale, modificando gli obiettivi fondamentali dell’intervento pubblico dal controllo sociale dei malati di mente alla promozione della salute e della prevenzione dei disturbi mentali, spostando l’asse portante delle istituzioni assistenziali dagli interventi fondati sul ricovero ospedaliero a quelli incentrati sui servizi territoriali”.
La Legge Basaglia “ha voluto affrontare con estrema cautela la materia rappresentata dall’obbligatorietà dei trattamenti, intuendo i sottesi rischi di rimanicomializzazione da un lato e di paralisi operativa nell’assistenza psichiatrica dall’altro. In effetti, una sorta di processo di rimanicomializzazione si può intravedere in quelle condotte operative che intendano correlare il dissenso, non validamente espresso dai malati di mente, con un intervento «sanitario» obbligatorio finalizzato al controllo soprattutto comportamentale dei malati stessi, controllo che, quando impossibile da ottenersi mediante la somministrazione di «terapie », deve comunque ottenersi in termini custodialistici, sfruttando cioè l’obbligo di residenza implicito nell’obbligo di trattamento residenziale, secondo il ragionamento, tutto manicomiale, per cui se i comportamenti malati non sono stati «guariti» dal trattamento, quel medesimo trattamento, ancorché inefficace, deve continuare e il malato deve rimanere rinchiuso. Dove non arrivano le cure, arrivano dunque i muri di recinzione, ovviamente solo ai fini di una pretesa tranquillità sociale”.

Nello specifico il ddl Carrara “prevede una serie di modifiche” alla Legge 180, identificabili lungo tre assi: “snellire le procedure di trattamento sanitario obbligatorio psichiatrico; istituire trattamenti sanitari extraospedalieri; ristrutturare, in senso liberale, il sistema delle garanzie”. Attualmente, infatti, secondo i tre firmatari del Pdl, “il procedimento di autorizzazione per i Tso psichiatrici è piuttosto complesso: la proposta motivata del medico deve essere convalidata da un altro medico dell’azienda sanitaria locale. Il provvedimento inoltre ha una validità di soli sette giorni, con la necessità di frequenti disposizioni di proroga”.
Una procedura “piuttosto gravosa e articolata”, pensata in origine “per evitare rischi di abuso e per assicurare all’infermo di mente idonea tutela giuridica nella fase della decisione amministrativa. Tuttavia tali rischi si sono dimostrati inesistenti e sicuramente contrastati sufficientemente dall’azione degli stessi psichiatri del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura ospedaliero (Spdco), cosicché la procedura è divenuta solo un inutile ostacolo alla cura e all’assistenza obbligatoria del malato”.

Il ddl 348 all’articolo 3 “semplifica il procedimento relativo ai Tso in condizioni di degenza ospedaliera – sostengono i senatori Carrara, Bianconi e Colli-, prevedendo che il Tso ospedaliero venga disposto dal sindaco entro dodici ore dalla proposta medica motivata, eseguito entro e non oltre le successive quarantotto ore e annullato o convalidato dal medico psichiatra del Spdco. Quest’ultimo può altresì, sulla base della propria valutazione personale: dimettere il paziente annullando il Tso; trasformare il Tso in trattamento sanitario volontario oppure attuare il Tso come trattamento sanitario obbligatorio ospedaliero (Tsoo). La durata del Tso viene fissata in trenta giorni, trascorsi i quali, decade automaticamente anche se è soggetta a proroghe mensili sempre su proposta del medico psichiatra del Spdco con relativa ordinanza sindacale”.
Le modifiche del ddl Carrara intendono “garantire che i Tso, superando il dissenso del malato, trovino una loro ragion d’essere in un progetto continuamente riveduto, corretto e rifinalizzato al fine di scongiurare l’instaurarsi di una residenzialità vuota, deprofessionalizzata, senza risultati dichiarati e attesi, senza prospettive di osmosi verso un livello di minor disautonomia”.

Direzione in cui si muovono inoltre “le disposizioni previste dall’articolo 4 che istituisce i Tso extra-ospedalieri, pensati anche questi, essenzialmente, come obbligo di trattamento piuttosto che come obbligo di residenza. Trattamento significa un programma, significa un’entrata e un’uscita, significa controllo dei risultati onde evitare rischi di rimanicomializzazione legata al concetto di residenza e custodia”.
Due le tipologie di Tso extra- ospedalieri ipotizzate. Una “di tipo domiciliare, con l’obbligo per il paziente di seguire un programma ambulatoriale o semiresidenziale predisposto dal medico psichiatra del Centro di salute mentale”; una seconda “di tipo riabilitativo residenziale comunitario, con l’obbligo per il paziente di seguire un programma terapeutico riabilitativo di tipo residenziale, con sede principale presso una comunità terapeutica, anch’esso predisposto dal medico psichiatra del Csm”. Sei mesi la durata di tali trattamenti, “prorogabili a giudizio del medico psichiatra del Csm, previo parere del medico psichiatra responsabile della comunità terapeutica nel caso di Tso extra-ospedaliero riabilitativo residenziale comunitario”.

Infine il ddl 348 “ristruttura, in senso liberale, il sistema delle garanzie che ad oggi, in base all’attuale normativa, è risultato inefficace per la reale tutela del malato. Viene così ridefinito all’articolo 4 il ruolo del giudice tutelare che in pratica è stato privato di autonomia di giudizio e, oseremmo dire – sostengono i tre senatori del Pdl -, è stato relegato ad un semplice ratificatore di decisioni altrui, investendolo di maggiore potere decisionale in ordine all’attivazione della commissione psichiatrica di garanzia. L’istituzione di tale commissione è importante al fine di creare un organismo super partes che contemperi le decisioni dei prescrittori ed esecutori del Tso e che sia effettivamente garante, rispondendo al giudice tutelare, dei diritti dei malati”.

http://www.itaca.coopsoc.it/node/1510

postato da Lazaric alle ore 15:25 | link | commenti (2)
categorie: politica
venerdì, 04 luglio 2008

Marco Cavallo

Ricordo di Fabrizia Ramondino ad una settimana dalla morte:
“Marco Cavallo è diventato ormai uno di quei «Grossi animali», simboli dell’inerzia e della pesantezza, oltre che del potere, di cui parla Simone Weil, ripetendo l’immagine di Platone. E penso alla psichiatria istituzionale come al Grosso Animale contro il quale hanno lottato Franco Basaglia e i suoi figli e figlie. E a Marco Cavallo come nuovo Grosso Animale se, per alcuni, è diventato, come scrive Rotelli, un «animale della buona coscienza», lui che era nato come simbolo di liberazione.

E siccome i Grossi Animali tendono a riprodursi, seppure sotto altre spoglie, bisogna essere vigili, gettare via le scale dopo essere saliti, scommettere sempre e di nuovo sull’assenza di certezze consolidate, sull’inadeguatezza dei risultati raggiunti. Continuare a coltivare il desiderio, soprattutto dell’impossibile.”

Fabrizia Ramondino Passaggio a Trieste, Einaudi, Torino, 2000, pag. 289-290.

postato da Lazaric alle ore 09:24 | link | commenti
categorie: reparto n° 6, storie di pazzi e di normali

Chi sono

Utente: Lazaric
"Nel cortile dell'ospedale c'è un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, di ortica e di canapa selvatica. Il suo tetto è rugginoso, il tubo del camino è a metà crollato, gli scalini della scala principale sono marciti e c'è cresciuta l'erba, e dell'intonaco son rimaste soltanto le tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l'ospedale, quella posteriore guarda nella distesa dei campi verdi da cui lo separa il grigio recinto dell'ospedale, tutto chiodi. Questi chiodi, con le punte rivolte all'insù, e il recinto e lo stesso padiglione hanno quello speciale aspetto triste che da noi hanno soltanto le costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore delle scottature d'ortica, inoltriamoci per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede là dentro."

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