
Poi leggo dei libri – ora sto leggendo Ivan Illich Nemesi medica che sull'argomento è decisamente tranchant – oppure più spesso succedono delle cose a me più o meno vicine per cui mi pare di non essere del tutto sballato nel riconoscere nella figura del medico e nel suo sapere/potere uno dei nodi centrali (certo il discorso non è né nuovo né originale ma anch'io ho il difetto di avere “poche idee ma fisse” in più banalmente mi pare che sia così) per capire ciò che ci circonda/accade e quindi per cambiarlo.
Nell'ultima settimana poi i medici si sono ritrovati al centro indiscusso della scena per almeno due fatti notevoli di cronaca:
la possibilità datagli dal decreto sicurezza di denunciare i clandestini: della serie “passano in sella due gendarmi passano in sella con le armi chiesero al MEDICO se lì vicino fosse passato un CLANDESTINO”... il fatto oltre che contrario al giuramento ippocratico è anche evidentemente anticostituzionale (vedi articolo 32) ma al momento attuale parrebbe che il rispetto della legge sia destinato solo ai marginali per punirli... la costituzione poi parrebbe sorpassata dice il premier che forse la considera addirittura inutile chissà... Poco importa poi se l'ordine dei medici ha criticato il provvedimento: quello che io noto è la centralità che viene data alla figura del tecnico della salute addirittura più importante di individuo e società.
altro caso schifosamente urlato è stato il cosiddetto caso “Englaro” in cui è fondamentale l'importanza dei medici depositari addirittura non solo del sapere che distingue normalità/anormalità come io sono quasi assuefatto a vedere ma addirittura vita/morte con le notevoli e feroci strumentalizzazioni politiche, religiose e mediatiche che – se non altro – hanno dimostrato una volta in più il fatto che la medicina non è un sapere neutro (ma forse neppure la fisica quantistica lo è chissà...) ma di classe e non nel senso che sia particolarmente raffinata come i più sarebbero portati a pensare ma nel senso che è l'espressione di una classe sociale che – e nel caso specifico in modo piuttosto dibattuto ma la posta in gioco è alta: si tratta dell'autodeterminazione dei corpi – si impone su un'altra...
Insomma medici in prima linea ma qui la televisione c'entra solo di sfuggita...
Dal 31 gennaio, Siena ospita nel Complesso Museale di Santa Maria della Scala “Arte, Genio, Follia. Il giorno e la notte dell’artista“.
Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi, la mostra per la prima volta indaga, attraverso 300 opere, il complesso rapporto tra la produzione artistica e il disagio mentale, in momenti fondamentali della storia dell’arte.
Il percorso, diviso in otto sezioni, si sviluppa in ordine cronologico, partendo dall’emarginazione e il riscatto dei folli del periodo medioevale. La seconda sezione porta in scena i 9 busti di Messerschmidt, nato sotto Saturno, secondo Wittkower, che nella seconda metà del Settecento ha rappresentato nelle famose smorfie la propria follia e quella universale.
Nella terza parte si incontrano quattro artisti del tempo di Nietzsche: Van Gogh, Munch, Strindberg, Kirchner. Tra le opere “Saint-Paul à Saint-Rémy-de-Provence”, realizzata quando il pittore si trovava, per sua volontà, nella casa di cura. La guerra vista attraverso gli occhi di Guttuso, Mafai, Otto Dix e Grosz è il tema della quarta sezione. Mentre la quinta sezione è dedicata dalla Collezione Prinzhorn di Heidelberg, la raccolta storica di arte dei folli proveniente da istituzioni manicomiali europee, iniziata negli anni ‘20 dallo psichiatra e storico dell’arte da cui la collezione ha preso il nome. La follia come molla creativa è protagonista dell’arte bruta della sesta sezione, seguita da lavori realizzati da Carlo Zinelli e Antonio Ligabue.