REPARTO N° 6

cronache da un (ex) manicomio
venerdì, 27 febbraio 2009

Maurizio, Simone, il lavoro, la formazione e la psichiatria democratica

[liberamente ispirato a fatti realmente accaduti: i nomi e alcuni particolari sono di fantasia]

Maurizio ha 52 anni da quasi trenta è seguito dai servizi di salute mentale, da oltre venti vive in strutture psichiatriche prima gestite da personale pubblico poi del privato sociale.
Maurizio è un tipo strano lo vedi subito: sempre solo, fuma ossessivamente, ha degli occhiali spessi con montatura pesante dietro la quale muove in continuazione gli occhi come palline in un flipper in più ha anche una menomazione ad un piede che si è procurato in un tentativo di suicidio e che gli ha lasciato un'andatura claudicante per cui lo riconosci fin da lontano. Sarebbe molto facile stigmatizzarlo ma Maurizio è anche uno simpatico: dice sempre frasi spiritose, commenta con sagacia quello che gli accade attorno facendo quasi la telecronaca di quello che vede e ti fa pensare che la figura del “foul” shakespeareano non sia solo una finzione letteraria o drammaturgica: forse anche il grande drammaturgo di Stratford-upon-Avon ha avuto il suo Maurizio e gli deve qualcosa. Perchè a Maurizio si deve qualcosa e non perchè o non solo perchè sia un matto simpatico o perchè certi diritti dovrebbero essere garantiti a tutti. A Maurizio si deve il calore delle sue battute, la simpatia che lo anticipa, il disagio che talvolta si vive standogli accanto che però ti dà la misura di chi sei.
Appunto per tutto questo Maurizio nonostante una situazione familiare disastrosa ha sempre avuto qualcuno accanto.
Da alcuni anni dopo aver fatto un corso di formazione ha anche incominciato a lavorare. Lavoro lavoro lavoro: troppo spesso certa psichiatria ha creduto questa ricetta taumaturgica cadendo forse nello stesso dogmatismo di altra psichiatria a cui si opponeva...
ma questa è un'altra storia...


In ogni caso Maurizio inizia a lavorare o meglio a recarsi al lavoro in realtà lì non è che faccia granché però inizia a stringere amicizie, a tessere relazioni e nel frattempo forse anche acquisisce una certa manualità in quello che fa.
Con lui è sempre un operatore: Simone che lo segue con discrezione e affetto. Simone non è più tanto giovane, ha famiglia ma ormai è solo padre senza esser più compagno o marito, i diversi anni di esperienza di lavoro e di frustrazione nel sociale in cui ha dovuto sbattersi in continuazione contro le istituzioni per vedere riconosciuti i diritti per sé e per le persone che segue l'hanno un po' indurito però conosce bene Maurizio che a sua volta lo riconosce come una figura molto importante.
Questa storia lavorativa prosegue per quasi un lustro. Le cose non è che siano tanto cambiate dagli inizi ma Maurizio sostiene ancora questo impegno quasi quotidiano e per lui è una cosa importante che gli dà orgoglio e riconoscimento.
Succede un giorno che a Maurizio propongano di fare un altro corso di formazione.
Il corso è uno di quelli finanziati con i denari del Fondo Sociale Europeo con cui – anche se sempre meno – chi ha idee intelligenti e capacità – ma molto spesso basta avere astuzia e conoscenze – riesce a farsi finanziare iniziative più o meno valide interfacciandosi con le agenzie che si occupano di formazione lavorativa legate a sindacati o al volontariato.
Il corso per persone con disagio poi appare proprio molto semplice... ma quattro anni impiegati in quel settore però non sono niente e infatti Maurizio non capisce però accetta (trent'anni nelle istituzioni non passano invano). Ma se Maurizio non capisce e accetta Simone si incazza. E si incazza proprio: nonostante la stanchezza e il senso continuo di impotenza non riesce, non può accettare questa decisione dello psichiatra che ha la responsabilità terapeutica di Maurizio e che gli richiede in questo caso quasi esclusivamente sorveglianza.
“Eh cazzo è una sconferma degli ultimi anni di vita di Maurizio oltre che del suo lavoro, un passo indietro. Così perderà oltre a qualche euro mensile che però per chi vive con la pensione di invalidità è comunque una cifra importante, anche quel ruolo che per quanto fragile era il suo: la cosa non ha senso, NON HA SENSO!”
Ma per lo psichiatra invece il corso È utile non si discute e chi non è d'accordo se ne può pure andare. Certo i toni non sono questi: chi è democratico sa essere quasi educato ma il risultato non cambia d'ora in avanti Simone non seguirà più Maurizio. Certo potranno continuare a vedersi ma è ovvio che il loro rapporto è stato minato e fatto saltare dalla decisione dello psichiatra.
Molto più facile coltivare relazioni e amicizie per gli psichiatri che per gli psichiatrizzati del resto.
Infatti poi si verrà a sapere che il corso è stato organizzato da un'amica dello psichiatra che l'ha aiutata a fornire studenti selezionandoli tra i propri utenti... insomma più che di utilità del corso si potrebbe forse parlare degli utili chissà...
postato da Lazaric alle ore 19:30 | link | commenti (1)
categorie: cooperazione, stigma, reparto n° 6, storie di pazzi e di normali
giovedì, 19 febbraio 2009

Marco Paolini interpreta "La Naf Spazial" di Federico Tavan

postato da Lazaric alle ore 11:30 | link | commenti
categorie: teatro, poesia-letteratura, storie di pazzi e di normali
giovedì, 12 febbraio 2009

Medici in prima linea

Talvolta mi viene da pensare che le mie critiche/ la mia critica alla psichiatria e alla medicina siano frutto di una fissazione, di una paranoia forse dettata anche dal comunque non trascurabile fatto che buona parte della qualità del mio lavoro dipenda dalla (in)capacità dei medici.

Poi leggo dei libri – ora sto leggendo Ivan Illich Nemesi medica che sull'argomento è decisamente tranchant – oppure più spesso succedono delle cose a me più o meno vicine per cui mi pare di non essere del tutto sballato nel riconoscere nella figura del medico e nel suo sapere/potere uno dei nodi centrali (certo il discorso non è né nuovo né originale ma anch'io ho il difetto di avere “poche idee ma fisse” in più banalmente mi pare che sia così) per capire ciò che ci circonda/accade e quindi per cambiarlo.


Nell'ultima settimana poi i medici si sono ritrovati al centro indiscusso della scena per almeno due fatti notevoli di cronaca:

  • la possibilità datagli dal decreto sicurezza di denunciare i clandestini: della serie “passano in sella due gendarmi passano in sella con le armi chiesero al MEDICO se lì vicino fosse passato un CLANDESTINO”... il fatto oltre che contrario al giuramento ippocratico è anche evidentemente anticostituzionale (vedi articolo 32) ma al momento attuale parrebbe che il rispetto della legge sia destinato solo ai marginali per punirli... la costituzione poi parrebbe sorpassata dice il premier che forse la considera addirittura inutile chissà... Poco importa poi se l'ordine dei medici ha criticato il provvedimento: quello che io noto è la centralità che viene data alla figura del tecnico della salute addirittura più importante di individuo e società.

  • altro caso schifosamente urlato è stato il cosiddetto caso “Englaro” in cui è fondamentale l'importanza dei medici depositari addirittura non solo del sapere che distingue normalità/anormalità come io sono quasi assuefatto a vedere ma addirittura vita/morte con le notevoli e feroci strumentalizzazioni politiche, religiose e mediatiche che – se non altro – hanno dimostrato una volta in più il fatto che la medicina non è un sapere neutro (ma forse neppure la fisica quantistica lo è chissà...) ma di classe e non nel senso che sia particolarmente raffinata come i più sarebbero portati a pensare ma nel senso che è l'espressione di una classe sociale che – e nel caso specifico in modo piuttosto dibattuto ma la posta in gioco è alta: si tratta dell'autodeterminazione dei corpi – si impone su un'altra...

Insomma medici in prima linea ma qui la televisione c'entra solo di sfuggita...

postato da Lazaric alle ore 10:11 | link | commenti (2)
categorie: critica alla scienza
mercoledì, 04 febbraio 2009

Arte genio follia

Il concerto nell'uovo - XVI sec. - Hieronimus Bosch

Dal 31 gennaio, Siena ospita nel Complesso Museale di Santa Maria della Scala “Arte, Genio, Follia. Il giorno e la notte dell’artista“.

Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi, la mostra per la prima volta indaga, attraverso 300 opere, il complesso rapporto tra la produzione artistica e il disagio mentale, in momenti fondamentali della storia dell’arte.

Il percorso, diviso in otto sezioni, si sviluppa in ordine cronologico, partendo dall’emarginazione e il riscatto dei folli del periodo medioevale. La seconda sezione porta in scena i 9 busti di Messerschmidt, nato sotto Saturno, secondo Wittkower, che nella seconda metà del Settecento ha rappresentato nelle famose smorfie la propria follia e quella universale.

Nella terza parte si incontrano quattro artisti del tempo di Nietzsche: Van Gogh, Munch, Strindberg, Kirchner. Tra le opere “Saint-Paul à Saint-Rémy-de-Provence”, realizzata quando il pittore si trovava, per sua volontà, nella casa di cura. La guerra vista attraverso gli occhi di Guttuso, Mafai, Otto Dix e Grosz è il tema della quarta sezione. Mentre la quinta sezione è dedicata dalla Collezione Prinzhorn di Heidelberg, la raccolta storica di arte dei folli proveniente da istituzioni manicomiali europee, iniziata negli anni ‘20 dallo psichiatra e storico dell’arte da cui la collezione ha preso il nome. La follia come molla creativa è protagonista dell’arte bruta della sesta sezione, seguita da lavori realizzati da Carlo Zinelli e Antonio Ligabue.

Le ver luisant - 1933 - Victor BraunerMurder - Edvard MunchMensch werde wesentlich - s.d. - Helga Goetze
postato da Lazaric alle ore 08:24 | link | commenti
categorie: arte varia

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Utente: Lazaric
"Nel cortile dell'ospedale c'è un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, di ortica e di canapa selvatica. Il suo tetto è rugginoso, il tubo del camino è a metà crollato, gli scalini della scala principale sono marciti e c'è cresciuta l'erba, e dell'intonaco son rimaste soltanto le tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l'ospedale, quella posteriore guarda nella distesa dei campi verdi da cui lo separa il grigio recinto dell'ospedale, tutto chiodi. Questi chiodi, con le punte rivolte all'insù, e il recinto e lo stesso padiglione hanno quello speciale aspetto triste che da noi hanno soltanto le costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore delle scottature d'ortica, inoltriamoci per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede là dentro."

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