REPARTO N° 6

cronache da un (ex) manicomio
giovedì, 28 maggio 2009

Iniziative antipsichiatriche

Iniziative di critica radicale alla psichiatria, per farne a meno, per svelare la violenza, la truffa e le trappole culturali che costituiscono le fondamenta del potere psichiatrico, per capire, difendersi, riprendersi la propria vita.

Due interviste  radiofoniche e un incontro a Roma


mercoledì 27 maggio tra le 15.30 e le 16  e lunedì 1 giugno dalle 11.30 alle 13
all'interno del redazionale
di.Radio Ondarossa (Roma) saranno intervistati
Paola Minelli, autrice del libro "Sorvegliato mentale, effetti collaterali degli psicofarmaci" ed. Nautilus e
Mauro Massafra,
ideatore de "il folletto" e regista del documentario "Senzaragione"


Per ascoltare in streaming andate su:
http://www.ondarossa.info/
poi cliccate a destra in alto sulla radiolina rosa, poi cliccare sul PLAY (triangolino nero dentro la radiolina).

Nel caso non abbiate java o incontriate altri problemi all'ascolto potete usare direttamente  l'URL con qualsiasi lettore audio. Potete quindi utilizzare alcuni software come xmms (linux) o winamp, xmplay, windows media player (windows), itunes (mac e windows) o altro lettore multimediale. Seleziona apri URL dal menù, o premere CTRL+L (winamp) o , mela+U (Itunes), open file e poi open URL (xmplay) e inserire l'indirizzo:
http://radio.dyne.org:8000/ondarossa.mp3





20090601_presentazionesorvegliatofolletto

LUNEDI’ 1 GIUGNO 2009

Libreria centro di documentazione anarchico “anomalia”,

dalle ore 20,00 - via dei campani 71/73 - Roma

-

Presentazione del libro di Paola Minelli e Maria Rosaria D’Oronzo

Sorvegliato Mentale, effetti collaterali degli psicofarmaci manuale d’uso

nautilus edizioni - recensione

Presentazione del primo numero del giornale

Il folletto

Proiezione del documentario

Code di lucertola

postato da Lazaric alle ore 14:59 | link | commenti
categorie: antipsichiatria
lunedì, 25 maggio 2009

Oltre 3.000 bambini “rapiti†alla famiglia da giudici e psicologi

I dati dell’Osservatorio della Regione Piemonte. Solo il 10% dei casi riguarda violenze e abusi

TORINO 17/04/2009 - «Sua figlia ha disturbi dell’attenzione in classe e crediamo che il motivo sia legato alla sua impossibilità di seguirla appieno o alla sua “inidoneità genitoriale”». In parole poverissime, il bambino è lasciato allo sbando e il papà o la mamma non sono genitori come dovrebbero. A qualunque genitore, se in buona fede, un discorso di questo tipo farebbe gelare il sangue. Eppure capita pure questo a padri e a madri che vedono sottrarsi i figli senza un oggettivo motivo, diverso da maltrattamenti, abusi sessuali, condizioni economiche precarie, abbandono. Secondo i dati dell’Osservatorio per l’infanzia della Regione Piemonte e dell’assessorato alle Politiche sociali, per la maggior parte dei casi (76,8%) gli allontanamenti dei minori non avvengono per fatti gravi ma per valutazioni “soggettive”. Si parla cioè di “incapacità genitoriale” o di “metodi educati non idonei” o ancora di “impossibilità dei genitori a seguire i figli”, che sono croci o appellativi che si portano sulle spalle la grande maggioranza di padri e madri, nonché fenomeno in crescita, tanto che dal 2000 a oggi è aumentato del 20-30%. I minori, invece, allontanati per motivi “oggettivi” sono orfani (3,63% ), in stato di abbandono (9,81%) oppure maltrattati (4,72%). «Per tutti gli altri ci sarebbero degli allontanamenti impropri verso comunità o in famiglie affidatarie – denunciano le associazioni che hanno aderito al Movimento “Cresco a casa”, nato come manifesto associativo per impedire i cosiddetti “allontanamenti impropri dei bambini” - e che oltre a provocare disagio per le famiglie e per gli stessi minori, hanno anche un costo enorme».

3.500 senza famiglia
Nella nostra Regione 3.498 minori nel 2006 risultavano allontanati dalle loro famiglie naturali: di questi 2.319 erano in stato di affido famigliare e 1.179 vivevano presso comunità della Regione. I minori comunitari ed extracomunitari allontanati risultano il 10%. «Quanto costa ai cittadini piemontesi tutto questo?» si domanda Gianluca Vignale (Pdl-An) «Per i bambini in affido il costo è di svariati milioni di euro, per i minori nelle comunità è di oltre 35 milioni di euro l’anno, una cifra quest’ultima che è quattro volte superiore a quanto la Regione stanzia sulla legge per il sostegno alla famiglia. Rileviamo che oggi l’affidamento è un settore in cui la Regione investe un mucchio di soldi in modo ingiustificato rispetto al numero di persone che segue. Si sostenga perciò la famiglia e non le strutture ricettive che accolgono i minori».

Criteri di valutazione
«In campo giudiziario la valutazione e l’azione giuridica si devono fondare su elementi certi, dimostrabili e ripetibili, mentre la sottrazione coatta di minori e falsi abusi hanno un comune denominatore che trova origine nelle discipline psicologiche e psichiatriche». Lo denunciano a gran voce gli esponenti delle associazioni che hanno aderito al movimento associativo “Cresco a casa”. Secondo Adiantum, associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori, i tribunali ordinari, minorili e le parti in causa devono affidarsi esclusivamente a psicologi adeguatamente formati e iscritti in appositi albi, pena l’inutilizzabilità degli atti. «Solo così - afferma Vittorio Apolloni, presidente - potrà essere garantito a chiunque un processo e una conoscenza dei limiti delle scienze psicologiche e psichiatriche garantendo i terzi da insane aspettative». Così ecco cosa chiedono le associazioni del Movimento “Cresco a casa”: «un po’ più di umiltà e di buon senso, ma anche che la sottrazione dei bambini alla propria famiglia possa avvenire solo sulla base di fatti gravi e accertati o solo dopo l’acquisizione di prove oggettive attendibili, che le perizie psicologiche-psichiatriche abbiano solo valore di opinioni e non siano considerate “accertamento della verità” e, infine, che le famiglie abbiano il diritto della parità tra accusa e difesa».

Liliana Carbone
da: Cronacaqui.it
qui la risposta dell'Osservatorio Psicologia nei Media
postato da Lazaric alle ore 07:46 | link | commenti
categorie: antipsichiatria
giovedì, 14 maggio 2009

UN PARERE TECNICO

sapendo che lavoro nell'ambito della salute mentale capita che amici mi chiedano consigli. anche oggi mi è arrivata una email con la richiesta di un parere. io non ho saputo rispondere in modo rassicurante...


ciao,
 
ti disturbo per un parere tecnico. la nostra vicina di casa di sopra vive sola, ha una 70ina d'anni e sicuramente non sta bene.
ogni tanto si aggrava e ieri ha aggredito la baby sitter dei vicini urlandole che nel palazzo non vive nessuno e spintonandola. i vicini hanno chiamato il CIM che gli ha risposto che loro intervengono solo su segnalazione della polizia (!).
mi sembra bestiale che in generale, e a trieste in particolare, non vi siano meccanismi di aiuto a persone con problemi mentali, che non passino dalla polizia. possibile che se una persona ha un disagio e non chiede personalmente aiuto (non credo che la signora sia in grado di chiedere aiuto) non vi sia alcun aiuto possibile almeno che non combini casini tali da coinvolgere la polizia?
hai idea se ci sono meccanismi più umani che si possono mettere in moto?
postato da Lazaric alle ore 21:07 | link | commenti (4)
categorie: storie di pazzi e di normali
mercoledì, 13 maggio 2009

Genova, spari contro psichiatra: grave

Spara 2 colpi di pistola poi tenta di imbarcarsi per la Sardegna. Recuperata l'arma
Fermato il nipote del ferito. Un testimone aveva trascritto il numero di targa del fuggitivo

Genova, spara contro lo zio medico
In fin di vita per una lite di famiglia


I rilievi della scientifica nell'ambulatorio alla Fiumara
GENOVA - E' stata una vecchia ruggine di famiglia ad armare la mano del nipote. Due colpi di pistola esplosi contro lo zio medico di Genova. Pietro Pintus, 62 anni, neuropsichiatra infantile, è ricoverato in ospedale con due proiettili, uno al torace, uno al ventre. "Voleva uccidere", dicono i carabinieri. Le condizioni del medico sono critiche.

Grazie al numero di targa dell'auto usata per fuggire, l'aggressore è stato fermato qualche ora più tardi nel porto di Genova, mentre stava per imbarcarsi su un traghetto per la Sardegna. Il nipote di 28 anni nega, ma in tasca aveva una pistola dello stesso calibro di quella usata per l'aggressione.

Sembrava una giornata come tante al consultorio di Sampierdarena, nel palazzo della Fiumara a Sampierdarena. Tanta gente nella sala d'attesa, i medici che visitavano negli studi, un impiegato dietro il bancone del ricevimento che compilava un paio di moduli. Il rumore secco dei due spari è rimbombato nell'ambulatorio ammutolendo tutti. La porta dell'ufficio del dottor Pintus si è splancata e un giovane è uscito correndo verso il pianerottolo. Un infermiere lo ha inseguito ma la Punto nera dello sparatore ha sgommato via prima che lo raggiungesse: ha preso però il numero di targa che poi ha consegnato ai carabinieri.

Intanto i colleghi del medico soccorrevano il ferito: "Perdeva molto sangue", ricorda un dottore. "Respirava con difficoltà, non riusciva a parlare. Abbiamo capito subito che era molto grave". I proiettili hanno attraverato la milza, il fegato, un rene e i polmoni. Il medico è ricoverato all'ospedale San Martino in prognosi riservata. Lo sparatore è accusato di tentato omicidio.

(13 maggio 2009)

da La Repubblica


In un primo momento i media si sono gettati morbosamente sulla notizia parlando di uno squilibrato che ha sparato a uno psichiatra (già alcuni anni fa Genova fece da cornice a un caso simile con notevole eco sui media in cui addirittura l'assassino era un ex-collega della vittima).
In questo caso invece, se la notizia dovesse essere confermata, il delitto parrebbe tutto interno alla famiglia della vittima.
Del resto sarebbe l'ennesima conferma - statistiche alla mano - che i mostri sono più numerosi nei nuclei familiari che nei reparti psichiatrici...
postato da Lazaric alle ore 20:21 | link | commenti
categorie: media, stigma, storie di pazzi e di normali

Chi sono

Utente: Lazaric
"Nel cortile dell'ospedale c'è un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, di ortica e di canapa selvatica. Il suo tetto è rugginoso, il tubo del camino è a metà crollato, gli scalini della scala principale sono marciti e c'è cresciuta l'erba, e dell'intonaco son rimaste soltanto le tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l'ospedale, quella posteriore guarda nella distesa dei campi verdi da cui lo separa il grigio recinto dell'ospedale, tutto chiodi. Questi chiodi, con le punte rivolte all'insù, e il recinto e lo stesso padiglione hanno quello speciale aspetto triste che da noi hanno soltanto le costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore delle scottature d'ortica, inoltriamoci per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede là dentro."

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