REPARTO N° 6

cronache da un (ex) manicomio
mercoledì, 24 dicembre 2008

La vulnerabilità della psichiatria italiana

“La legge 180, come ogni legge, non è al riparo dei tempi e, di conseguenza è necessario andare a vedere tutto ciò che nella sua curva ventennale [ora trentennale...], ha trovato sul proprio cammino. Penso innanzitutto, nel contesto della cosiddetta crisi del welfare, all'aziendalizzazione della sanità pubblica ed alla cesura in ciò che si chiamava sinteticamente, fino a qualche tempo fa, il “sociosanitario”. Oggi la sanità pubblica predetermina la domanda sanitaria in base a budget e centri di costo, mentre tutto ciò che non attiene direttamente alla cura e riguarda l'integrazione sociale (casa, lavoro, ricostituzioni di reti relazionali), viene delegato al privato più o meno sociale. Oltre al fatto che il privato sociale sta diventando l'accogliente zona grigia in cui si istituzionalizza una parte del precariato, è interessante notare che, in questa zona grigia dove viene resa precaria e imbrigliata la possibilità stessa di un'autonomia e di un'intelligenza sociali, il pubblico e il privato trovano un terreno molle, una zona franca in cui agire come se fosse un privato cittadino e il privato può gestire come se fosse un ente pubblico*.

Detto in maniera più franca: in primo luogo, i partiti possono amministrare, direttamente nel tessuto sociale, i propri interessi politici ed economici, attraverso le grandi lobbies dell'associazionismo e del cooperativismo. Questa non è una novità, ma il problema è che, considerando le potenzialità di sviluppo del “mercato sociale”, si aprono nuovi orizzonti. In secondo luogo, gli enti o i servizi pubblici possono recuperare risorse politiche ed economiche (di cui non dispongono più direttamente, a causa dell'arretramento complessivo dello stato come soggetto di prestazioni sociali), colonizzando il privato sociale: controllando, talvolta manipolando le associazioni e le cooperative attraverso una forte ingerenza, tanto ideologica quanto direttiva nella gestione dei servizi sociali per i quali queste ricevono finanziamenti o compensi. In terzo luogo – e questo è anche l'unico spettro che di solito viene evocato, a sinistra – il signor de Paperoni apre una catena di magnifiche cliniche private, spacciandosi per privato sociale quando non è possibile convenzionarsi come semplice privato.

In conclusione, l'aspetto più preoccupante della faccenda mi sembra il seguente: la guerra ideologica tra pubblico e privato – come accade ogni volta che si ricostituisce una scena antagonistica, binaria e la politica prende la forma di uno scontro finale – determina una bellicosa e cieca alleanza tra il pubblico e il privato, tanto più ostili sul piano ideologico, quanto più fraterni nell'assunzione incondizionata del paradigma “economico”. Questa è forse la nuova frontiera istituzionale, una frontiera tanto più difficile da varcare in quanto non si tratta di una soglia, bensì di un nodo che stringe le società nella morsa di due modelli antagonistici di governo economico. Ricordiamo quanto sia stato difficile sciogliere il nodo giuridico-scientifico del manicomio. La difficoltà dunque resta, ma il manicomio si progetta forse altrove e diversamente.”





*: nota dell'autore: Sulla crisi del welfare e sull'emergenza del mercato sociale, in cui si miscelano diversamente l'azione dello stato, del mercato e del terzo settore (associazioni di volontariato, cooperative sociali, organizzazioni nonprofit), cfr. O. De Leonardis In un diverso welfare. Sogni e incubi, Feltrinelli, Milano, 1998. L'autrice parla di «quadratura del cerchio», per ciò che concerne i due fenomeni concomitanti della «crescita economica senza occupazione» e della «moltiplicazione dei problemi sociali» (p. 69): «[...] la potenzialità economica del settore dei servizi alla persona costituisce anche una promettente risposta al problema della disoccupazione, essendo esso tipicamente labour intensive. Si profila dunque una sorta di quadratura del cerchio nella quale domanda e offerta d'interventi sociali s'incontrano, e i problemi sociali vengono trattati insieme con – e grazie a – i problemi occupazionali: là dove alcuni trovano un programma di riabilitazione lavorativa altri trovano un posto di formatore; e la disoccupazione si combatte con i lavori socialmente utili» (p. 16).

«Vi possono insomma essere servizi pubblici che [...] hanno un'impronta privatistica; e vi possono essere servizi privati o imprese nonprofit che invece assumono quella responsabilità pubblica, sociale, di produrre beni pubblici...» (p. 75)

postato da Lazaric alle ore 13:23 | link | commenti
categorie: politica, libri, lavoro, cooperazione, 180 , reparto n° 6
sabato, 24 maggio 2008

Farmakiller

 
Farmakiller
Stampa Alternativa
di Stefano Apuzzo - Marcello Baraghini
€ 12,00  pp. 288
(ecoalfabeto - i libri di Gaia)  978-88-6222-032-3
novità: maggio 2008
 
Business, follie e morti in nome della medicina e della scienza. Come difendersi. Prefazione di Beppe Grillo

“Sono arrivata alla mia età così in forma perché non ho quasi mai fatto uso di farmaci”.
Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina in un’intervista al “Corriere della Sera”, agosto 2001


I danni collaterali da farmaci sono la quarta causa di morte in America.
Farmakiller è il libro verità sui rischi che corre ogni giorno la nostra salute a causa dei farmaci e della “medicalizzazione” della società. Una denuncia documentata dei danni irreparabili e delle morti causate dalla medicina ufficiale.
Un colossale business costruito tutto sulla pelle dei malati e delle persone sane, avvalorato da “camici sporchi” e dalle tante Wanna Marchi della medicina e della scienza che piazzano ogni anno nuovi, inutili prodotti o costruiscono nuove carriere.
Chi ne fa le spese siamo noi consumatori e utenti secondo il principio che “la cura è peggio del male”.
Un libro indispensabile per chi tiene alla salute propria, delle persone care e non ha alcuna intenzione di “farsi ammalare”.
postato da Lazaric alle ore 13:52 | link | commenti
categorie: libri, farmaci
venerdì, 29 giugno 2007

né giusto né sbagliato

Di ieri la notizia che un padre esasperato dall’ennesimo eccesso di violenza del figlio autistico lo ammazza e poi si costituisce.

Proprio in questi giorni sto leggendo un bel libro che parla dell’autismo si chiama Né giusto né sbagliato ed è scritto da uno scrittore che ha un figlio autistico e intervallando escursus storico/teorici con scorci biografici dà un quadro di cosa sia l’autismo:

 

Il piccolo Morgan Collins ha tre anni. Legge tutto quello che gli capita a tiro, dalle annate di vecchi giornali ai manuali di medicina. Ma se qualcuno gli chiede come si chiama non risponde, e le frasi più ovvie sono per lui un rompicapo insolubile. Per descrivere questo comportamento i medici sono soliti usare una parola semplice e definitiva: autismo. In realtà, come dimostra Paul Collins in questo affettuoso, disarmato e toccante ritratto dal vero di suo figlio, quella parola, prima che una diagnosi, è la soglia d’accesso a un continente misterioso e affascinante, con i suoi primi abitanti (il Ragazzo Selvaggio che sconcertò l’Europa del Settecento), i suoi cartografi (da Freud ad alcuni coraggiosi ricercatori di oggi, spesso non meno eccentrici dei loro pazienti), le sue imprevedibili propaggini (ad esempio i programmatori della Microsoft, che invece di guardarti in faccia seguono quello che dici sullo schermo del loro computer). Una volta chiuso a malincuore questo libro necessario e incantevole, intessuto di storie lontanissime fra loro, i lettori non sapranno probabilmente dire che cosa abbiano letto. E avranno una ragione di più per amare Collins quando afferma: «E comunque non è come pensano loro: non è una tragedia, non è una triste storia, e neppure il film della settimana. È la mia famiglia».

copertina

Da: http://www.adelphi.it/novita/244/1711/1712/2409/libri.asp?isbn=8845919889

 

Un bel libro e un bello strumento contro lo stigma... scritto da chi è comunque in una posizione difficile come tutti i familiari di persone con problemi.... un libro è più della somma delle parole che ci sono scritte...

postato da Lazaric alle ore 09:45 | link | commenti
categorie: libri, storie di pazzi e di normali

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Utente: Lazaric
"Nel cortile dell'ospedale c'è un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, di ortica e di canapa selvatica. Il suo tetto è rugginoso, il tubo del camino è a metà crollato, gli scalini della scala principale sono marciti e c'è cresciuta l'erba, e dell'intonaco son rimaste soltanto le tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l'ospedale, quella posteriore guarda nella distesa dei campi verdi da cui lo separa il grigio recinto dell'ospedale, tutto chiodi. Questi chiodi, con le punte rivolte all'insù, e il recinto e lo stesso padiglione hanno quello speciale aspetto triste che da noi hanno soltanto le costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore delle scottature d'ortica, inoltriamoci per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede là dentro."

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