REPARTO N° 6

cronache da un (ex) manicomio
domenica, 16 agosto 2009

L'abito non fa il monaco: la pubblicità della Pfizer


Questo spot è accativante e spinge sul pietismo che sempre suscita l'immagine di un bimbo malato: peccato che la Pfizer sia la più grande società farmaceutica del mondo: il nome del loro prodotto più conosciuto è senza'altro il viagra però producono psicofarmaci come xanax, zoloft e altri: parrebbe che esistano casi in cui questi psicofarmaci hanno portato addirittura al suicidio dell’inviduo che li acquisiva, oppure a stragi di massa come quella avvenuta nella scuola americana di Columbine.
Per chiudere in bellezza la Pfizer ha avuto guai legali perché in Nigeria sperimentava farmaci sui bambini causandone la morte in 11 casi...
i comunisti mangiano i bambini, i preti li violentano, le multinazionali li rendono cavie e poi protagonisti dei loro spot lucrandoci due volte...
postato da Lazaric alle ore 12:27 | link | commenti
categorie: media, farmaci
domenica, 02 agosto 2009

Solo per lo spettacolo:

Franco Basaglia è tornato a Trieste con il volto di Gifuni

Le riprese della fiction dureranno due settimane. Vittoria Puccini è Margherita e fra le comparse spunta qualche vero utente dei centri
di Elisa Grando
TRIESTE In completo beige e capelli scuri appena spruzzati di grigio, Franco Basaglia è tornato ad abitare i vialetti di San Giovanni. Fabrizio Gifuni, che lo interpreta nella fiction Rai “C’e ra una volta la città dei matti” in corso di riprese in questi giorni a Trieste, un po’ gli somiglia davvero, e la sua passeggiata vicino al padiglione M in abiti anni Settanta attira gli sguardi di chi lavora nel comprensorio. Per alcuni è solo curiosità, per altri vera e propria emozione.

Accanto a lui ieri camminava Vittoria Puccini, che nel film interpreta Margherita, una ragazza realmente esistita mandata in manicomio dalla madre: tormentata dalla colpa di averla concepita con un soldato americano poi sparito, la donna la rinchiuse in un istituto di suore e per poi trasferirla in ospedale psichiatrico, perché considerata troppo ribelle. La Puccini, sottile e poco truccata con i lunghi capelli raccolti in uno chignon, con addosso un maglioncino azzurro e delle ballerine, sembra lontana anni luce dalla ragazza volitiva e passionale che interpretava in “Elisa di Rivombrosa”, la fiction che l’ha portata al successo. La sua Margherita è uno dei tanti pazienti veri la cui storia, pur senza riferimenti diretti ai nomi, viene riportata fedelmente sul piccolo schermo.

In una delle scene girate ieri, Basaglia e Margherita chiacchierano nel giardino, circondati dalla colorata e operosa comunità in cui si era trasformato l’Opp a metà anni Settanta. Sull’ erba ci sono ragazzi con la chitarra che si mescolano ai “matti”, alcuni hippie arrivano muniti di sacco a pelo per unirsi alla comunità. Fra le comparse spunta anche qualche vero utente dei centri, ancora più divertito degli altri, mentre ad interpretare uno dei pazienti protagonisti c’è l’attore serbo Branko Djuric.

Sul muro del padiglione campeggia la scritta in rosso “oggi Marco Cavallo comincia il suo giro per il mondo”: la storica uscita del grande destriero azzurro di legno e cartapesta, simbolo della voglia di libertà dei matti, è stata girata ieri pomeriggio sotto un cielo che spruzzava pioggia all’improvviso, costringendo la troupe a mettere al riparo di corsa le macchine da presa e i monitor.

Fra la gente che guardava incuriosita verso il set c’era Giuseppe Dell’Acqua, direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Ass n.1 Triestina. «Ha visto il cavallo? È bellissimo. Che emozione», dice guardandosi intorno con un sorriso. Marco Cavallo è stato riprodotto in scala più piccola rispetto a quello originale, per permettergli di uscire intero dal padiglione e non in diversi pezzi, come successe realmente nel 1973. E per sottolineare la portata metaforica dell’evento, per accentuarne il potere evocativo, sul set è stato anche portato un cavallo in carne ed ossa. Fra bandiere, tamburi e mascheroni di cartapesta, dal padiglione esce il corteo rumoroso e colorato di operatori, pazienti, artisti e semplici cittadini che sfilò per Trieste il 25 marzo ’73, segnando la definitiva apertura del manicomio alla città.

È un pezzo di storia di Trieste, e dell’Italia intera, quella che il regista Marco Turco sta rievocando sul set: delle due puntate previste, una sarà interamente dedicata proprio al decennio triestino di Basaglia e alla rivoluzione psichiatrica come partì dall’Opp.

«Oltre all’uscita di Marco Cavallo, la sceneggiatura racconta l’a pertura dei primi centri di salute mentale con le difficoltà che ci furono - anticipa Dell’Acqua. - In particolare si ricorda una lettera di protesta che venne mandata proprio a “Il Piccolo” quando fu aperto il centro di salute mentale di Barcola. Ma ci saranno anche i momenti belli: San Giovanni è stato sede di manifestazioni culturali che hanno anticipato i tempi. Qui in quegli anni hanno suonato Gino Paoli, gli Area, Demetrio Stratos, De Gregori. In particolare nella fiction si ricostruirà il concerto Ornette Coleman: ora ha quasi 80 anni, e ancora si ricorda di quel momento». La troupe resterà nella location del comprensorio fino a sabato prossimo.
(08 luglio 2009) Il Piccolo
postato da Lazaric alle ore 14:19 | link | commenti (1)
categorie: media, arte varia
mercoledì, 13 maggio 2009

Genova, spari contro psichiatra: grave

Spara 2 colpi di pistola poi tenta di imbarcarsi per la Sardegna. Recuperata l'arma
Fermato il nipote del ferito. Un testimone aveva trascritto il numero di targa del fuggitivo

Genova, spara contro lo zio medico
In fin di vita per una lite di famiglia


I rilievi della scientifica nell'ambulatorio alla Fiumara
GENOVA - E' stata una vecchia ruggine di famiglia ad armare la mano del nipote. Due colpi di pistola esplosi contro lo zio medico di Genova. Pietro Pintus, 62 anni, neuropsichiatra infantile, è ricoverato in ospedale con due proiettili, uno al torace, uno al ventre. "Voleva uccidere", dicono i carabinieri. Le condizioni del medico sono critiche.

Grazie al numero di targa dell'auto usata per fuggire, l'aggressore è stato fermato qualche ora più tardi nel porto di Genova, mentre stava per imbarcarsi su un traghetto per la Sardegna. Il nipote di 28 anni nega, ma in tasca aveva una pistola dello stesso calibro di quella usata per l'aggressione.

Sembrava una giornata come tante al consultorio di Sampierdarena, nel palazzo della Fiumara a Sampierdarena. Tanta gente nella sala d'attesa, i medici che visitavano negli studi, un impiegato dietro il bancone del ricevimento che compilava un paio di moduli. Il rumore secco dei due spari è rimbombato nell'ambulatorio ammutolendo tutti. La porta dell'ufficio del dottor Pintus si è splancata e un giovane è uscito correndo verso il pianerottolo. Un infermiere lo ha inseguito ma la Punto nera dello sparatore ha sgommato via prima che lo raggiungesse: ha preso però il numero di targa che poi ha consegnato ai carabinieri.

Intanto i colleghi del medico soccorrevano il ferito: "Perdeva molto sangue", ricorda un dottore. "Respirava con difficoltà, non riusciva a parlare. Abbiamo capito subito che era molto grave". I proiettili hanno attraverato la milza, il fegato, un rene e i polmoni. Il medico è ricoverato all'ospedale San Martino in prognosi riservata. Lo sparatore è accusato di tentato omicidio.

(13 maggio 2009)

da La Repubblica


In un primo momento i media si sono gettati morbosamente sulla notizia parlando di uno squilibrato che ha sparato a uno psichiatra (già alcuni anni fa Genova fece da cornice a un caso simile con notevole eco sui media in cui addirittura l'assassino era un ex-collega della vittima).
In questo caso invece, se la notizia dovesse essere confermata, il delitto parrebbe tutto interno alla famiglia della vittima.
Del resto sarebbe l'ennesima conferma - statistiche alla mano - che i mostri sono più numerosi nei nuclei familiari che nei reparti psichiatrici...
postato da Lazaric alle ore 20:21 | link | commenti
categorie: media, stigma, storie di pazzi e di normali

Chi sono

Utente: Lazaric
"Nel cortile dell'ospedale c'è un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, di ortica e di canapa selvatica. Il suo tetto è rugginoso, il tubo del camino è a metà crollato, gli scalini della scala principale sono marciti e c'è cresciuta l'erba, e dell'intonaco son rimaste soltanto le tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l'ospedale, quella posteriore guarda nella distesa dei campi verdi da cui lo separa il grigio recinto dell'ospedale, tutto chiodi. Questi chiodi, con le punte rivolte all'insù, e il recinto e lo stesso padiglione hanno quello speciale aspetto triste che da noi hanno soltanto le costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore delle scottature d'ortica, inoltriamoci per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede là dentro."

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