REPARTO N° 6

cronache da un (ex) manicomio
mercoledì, 04 novembre 2009

Funerali di stato per la poetessa Alda Merini.

Strano destino per chi - come la poetessa dei margini, degli eccessi erotici, dei navigli, dei manicomi - è stata fino alla fine esclusa dal mondo dei professori e degli onorevoli, della gloria e del potere raccogliendo talvolta qualche apprezzamento sempre però discusso e combattuto.
Non riuscì ad entrare al liceo per non aver superato la prova di italiano. Ha subito un duro periodo di internamento in manicomio dove ha subito tutte le peggiori tecniche psichiatriche: dall'elettroshock alla sterilizzazione forzata. All'uscita il ritorno alla vita e alla scrittura con pagine tra le più ispirate. Divenne un personaggio interessante e controverso spesso su palcoscenici o davanti a telecamere esaltata e travisata dalla società dello spettacolo che nell'usarla le ha dato un ruolo e una notorietà opposte alla realtà della sua dozzina d'anni da internata.
Oggi i funerali in duomo alla presenza di porpore, papaveri, potenti e sapienti.
Una diversa da sempre vicina a matti, puttane e barboni si trova - morta - a ricevere l'omaggio di potenti e accademici: estrema beffa da poeta forse. Senz'altro sciacallaggio di un potere che non può che avvicinarsi alla poesia che quando la poesia non c'è più. Dove c'è il potere non può esserci poesia né amore e per questo la Merini è morta in semi-povertà con gli spiccioli del fondo Bacchelli elargiti come elemosina ma da lei accettati con dignità ed entusiasmo come fossero il Nobel.
Noi ti ricordiamo come la piccola, dolce e strampalata donna che ci ha insegnato a vedere le stelle nei cuori dei barboni, a sentire l'angoscia della "terra santa" del manicomio  (e forse non a caso sei mancata proprio nel giorno dei santi), a credere nonostante tutto nella possibilità straziante, appassionante e carnale dell'amore. 
Grazie e ciao Alda, piccola ape furibonda!
postato da Lazaric alle ore 13:49 | link | commenti (1)
categorie: poesia-letteratura, storie di pazzi e di normali
mercoledì, 28 ottobre 2009

L'esitazione di Luzi

Sono esitante a intervenire in ogni discorso che riguardi quell'emisfero che noi chiamiamo pazzia o con nomi analoghi, o adiacenti. La grande letteratura classica e moderna ha del resto reso incerti, ambigui i confini entro cui mantenere il discorso se vuole essere insieme non prevenuto e dialettico, come credo occorra a questo punto della evoluzione del sapere. Credo, e ne ho la forte insoddisfazione interna, che noi già commettiamo un abuso, già operiamo violenza ogni volta che impostiamo un'analisi o un ragionamento su quei fenomeni arrogandoci un'autorità di giudizio che non sapremmo bene spiegare chi ci ha conferito. Chi ci ha dato infatti quella autorità se non una convenzione provvisoriamente vincente di attitudini umane che non persuadono del tutto neppure noi?

Per me il disagio di argomentare su questa materia permane nonostante tutte le riduzioni forse utili, in ogni caso indispensabili alla ragione civile.
Detto questo mi rendo conto che ci sono delle malattie mentali così come ci sono malattie di ogni specie che colpiscono il folle come l'uomo ritenuto sano.
Per essere più preciso non ignoro, e nessuno deve farlo, che si verificano stati di anomalia e di disordine nel regime dei cosiddetti folli e alienati come in quello degli uomini detti normali, esposti però alle sorprese della fragilità psichica e psicologica.
È impossibile che i turbamenti interni al regime della follia siano più pericolosi, per il soggetto e per la convivenza, di quanto lo siano gli altri. E qui tutte le politiche e le strategie, le previdenze e le assistenze a me sembrano fatte secondo la legge del più forte. Che è la «nostra», ma così incerta perché non ha garanzie se non da noi: e in genere questo «noi» non ha delimitazioni sicure, tant'è che anche i «matti», quelli che noi giudichiamo così, si considerano normali.
Penso talora che qualche rimedio sarebbe possibile se noi potessimo pensare a tutta la casistica degli eventi che riguardano il cosiddetto universo della follia dall'interno della follia stessa, essendone coscientemente partecipi, così come sarebbe magnifico parlare dei sogni sognando; il che non accade, per cui le descrizioni dei sogni sono sempre arbitrarie.
Si tratta allora di aprire la medicina a una gamma di delicatissimi orizzonti, irrorati da un flusso di umiltà in cui dovremmo tutti incontrarci e riconoscerci.
 
Mario Luzi
[S. Zavoli, E. Smeraldi I volti della mente, Marsilio, Venezia, 1997]
postato da Lazaric alle ore 09:27 | link | commenti
categorie: poesia-letteratura
giovedì, 01 ottobre 2009

FESTIVAL DEI MATTI

Segnalo questo Festival dei matti che - nonostante sia la solita iniziativa ultraistituzionale di psichiatri antistituzionali - mi pare abbia spunti interessanti..

postato da Lazaric alle ore 15:07 | link | commenti
categorie: teatro, poesia-letteratura, arte varia, 180 , musica-canzoni
giovedì, 19 febbraio 2009

Marco Paolini interpreta "La Naf Spazial" di Federico Tavan

postato da Lazaric alle ore 11:30 | link | commenti
categorie: teatro, poesia-letteratura, storie di pazzi e di normali
giovedì, 01 maggio 2008

NOI SIAMO GLI ASINI

postato da Lazaric alle ore 09:57 | link | commenti (1)
categorie: teatro, poesia-letteratura, storie di pazzi e di normali
mercoledì, 28 novembre 2007

PARLIAMO DI... GIALLI

Chi è il narratore che ha ideato un detective schizofrenico, unico nella letteratura, a cui ha dato il proprio nome?

da LA SETTIMANA ENIGMISTICA N. 3934 (18 agosto 2007)
postato da Lazaric alle ore 20:43 | link | commenti (1)
categorie: poesia-letteratura
giovedì, 01 novembre 2007

EL LOCO MIRANDO DESDE LA PUERTA DEL JARDÃN.

Hombre normal que por un momento

cruzas tu vida con la del esperpento

has de saber que no fue por matar al pelícano

sino por nada por lo que yazgo aquí entre otros sepulcros

y que a nada sino al azar y a ninguna voluntad sagrada

de demonio o de dios debo mi ruina

Leopoldo María Panero Dal manicomio di Mondragón. Testo spagnolo a fronte, Roma, Azimut, 2007 [Poemas del manicomio de Mondragón, Madrid, Hiperion, 1987]

postato da Lazaric alle ore 18:59 | link | commenti
categorie: poesia-letteratura
venerdì, 28 settembre 2007

Terapia deambulatoria

A Ulm, secondo la tradizione, si conservava nel Seicento la scarpa di Ahasvero, l’ebreo errante. Con quelle suole a prova di secoli si potrebbe intraprendere qualsiasi cammino, esercizio che i medici, un tempo, consideravano salutare per l’equilibrio psichico. Dice una nota a piè di pagina nell’edizione italiana completa dei racconti di Hoffmann, a proposito di un personaggio reale preso a modello dallo scrittore: «F. Wilhelm C. L. von Grotthus (1747-1801), cercava di combattere la malattia mentale ereditaria nella sua famiglia compiendo lunghissimi viaggi a piedi. Morì pazzo a Bayreuth».

Claudio Magris Danubio


Mi pareva interessante questo spunto su follia/movimento. Tema peraltro non nuovo viste le considerazioni iniziali di Deleuze e Guattari ne L'anti-Edipo su follia/nomadismo, la follia come fuga-movimento a partire dal Lenz di Büchner (altro folle camminatore)…

postato da Lazaric alle ore 20:52 | link | commenti
categorie: poesia-letteratura

Chi sono

Utente: Lazaric
"Nel cortile dell'ospedale c'è un piccolo padiglione, circondato da tutto un bosco di lappole, di ortica e di canapa selvatica. Il suo tetto è rugginoso, il tubo del camino è a metà crollato, gli scalini della scala principale sono marciti e c'è cresciuta l'erba, e dell'intonaco son rimaste soltanto le tracce. La facciata anteriore è rivolta verso l'ospedale, quella posteriore guarda nella distesa dei campi verdi da cui lo separa il grigio recinto dell'ospedale, tutto chiodi. Questi chiodi, con le punte rivolte all'insù, e il recinto e lo stesso padiglione hanno quello speciale aspetto triste che da noi hanno soltanto le costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore delle scottature d'ortica, inoltriamoci per lo stretto sentiero che conduce al padiglione, e guardiamo che cosa succede là dentro."

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