(13 maggio 2009)
da La Repubblica
L'altra notizia sconvolgente proviene dal già tristemente noto istituto papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello, in provincia di Cosenza in cui pare che 12 degenti siano scomparsi nel nulla, almeno 15 morti in modo sospetto e centinaia i ricoverati che hanno subito lesioni gravi in modo ripetuto...
).
Anche non concentrandosi sull'aspetto per così dire “macroeconomico” della psichiatria (quello che riguarda capitoli di spesa, appalti, convenzioni, sovvenzioni e quant'altro rientra nel bilancio di un dipartimento di salute mentale: l'aspetto più oscuro per gestione e imponente per mole di denaro, commistioni con politica e imprenditoria sociale o privata), in favore di quello “microeconomico”, ovverosia quello che riguarda le proprietà degli “utenti”, avremo a che fare con una quantità di beni notevole e una estrema mancanza di chiarezza.
Il discorso non è nuovo: dal manicomio con i suoi ricoverati ricchi internati per evitare che accampassero pretese sui possedimenti di famiglia e quelli poveri che ricevevano visita solo alla propria morte per via dell'eredità fino a quanto sottolineato da Nicola Valentino nel suo libro Istituzioni post-manicomiali sulla gestione del denaro nelle recenti strutture residenziali.
Resta il fatto che quando una persona varca la soglia di un servizio psichiatrico tra le altre cose viene - de jure o de facto - limitata (se non esclusa) nella gestione dei propri soldi e proprietà.
Non tutti quelli che accedono a un servizio psichiatrico passano questa sorte però chi per propria sventura e/o altrui colpa/responsabilità li abita per diverso tempo ne sarà quasi sicuramente vittima.
Questo è dovuto anche alla invalidazione giuridica della interdizione e della inabilitazione che neanche la legge 180/'78 ha intaccato.
La recente nascita della figura dell'amministratore di sostegno poi, da molti vista come presidio per evitare l'invalidazione dell'interdizione con conseguente stigma e impossibilità di esercizio dei propri diritti patrimoniali, nei fatti non ha cambiato nulla se non che in misura maggiore o minore servizi e amministratori gestiscono di concerto la “torta” anziché come accade con i tutori vivere una dialettica (piuttosto illuminista per la verità) per la gestione dei beni degli “utenti” ma in ogni caso escludendo il diretto interessato con un procedimento che nel migliore dei casi si può definire paternalista.
C'è da dire inoltre che pure le persone che non subiscono una processo di interdizione ma vengono psichiatrizzate più o meno a lungo in moltissimi casi di fatto non hanno la possibilità – suppliti da psichiatri, assistenti sociali, operatori psichiatrici et al. – di gestire liberamente i propri possessi che come fiumi carsici senza lasciare traccia può succedere si perdano in mille torrenti e ruscelli di maggiore o minore entità a seconda di chi ne ha deviato il corso.
Questo “carsismo” è dovuto forse alla particolarità delle persone che di solito ne vengono loro malgrado coinvolte ma di certo al carattere totalizzante dell'universo psichiatrico che rimane tuttora caratterizzato non dalle proprie “avanzatissime” teorie ma dalle proprie istituzioni dove i movimenti di denaro sono scarsamente controllati e controllabili per cui nascono molti dubbi sul loro effettivo percorso ed uso.
Ma questo rischio oggi come ieri non importa a nessuno visto che i diretti interessati – non sono in grado o hanno altro di cui occuparsi e chi ne è personalmente coinvolto ad altro titolo troppo spesso – malgrado i presunti motivi etici, affettivi e/o deontologici – se ne disinteressa o ha interessi contrastanti.
E se resta valido l'adagio calabrese spesso citato da Basaglia secondo il quale “chi non ha non è” chi viene in qualsiasi modo privato del diritto di gestire i propri beni di fatto non è...

In una piccola e contraddittoria città piena di vecchi, matti, stranieri e disoccupati c'è un bar. Ma questo bar non è un bar come tutti gli altri: questo bar è gestito da matti. E cosa ancora più strana la maggior parte degli avventori del bar sono pure matti. No, non si tratta del bar di un manicomio almeno a quanto si dice. Ovviamente ci sono anche persone normali ad andarci anche se spesso si distinguono appena.
Però sono i matti i migliori clienti che tra caffè e sigarette trascorrono lì buona parte della loro giornata. Talvolta qualcuno chiede anche una birra o un bicchiere di vino. Niente di strano: se l'avventore appare sufficientemente normale non avrà problemi se però è facilmente riconoscibile o ancora peggio conosciuto in quanto matto le cose cambiano. Qualcuno crede che questo sia stigmatizzante però è prevenuto o forse in mala fede... come non riconoscere l'attenzione dei matti-economicamente-utili verso i matti-fannulloni i quali anche in questo caso – e per fortuna!!! – hanno qualcuno di responsabile che pensa per loro.
Questi matti-fannulloni (che qualcuno impietosamente chiama ancora “cronici” quando sono semplicemente stabilizzati nella loro ignota malattia) del resto non si trovano sempre in bar infatti come dicevo il bar dei matti non è sempre popolato da matti ci sono anche dei momenti – l'ora di pranzo, le festività comandate come ricorrenze psichiatriche o le feste per aspiranti riformatori sociali – in cui i normali calano (come una danarosa orda e quindi difficile da respingere) invadendone i locali e ai matti-fannulloni non resta che rintanarsi nelle proprie dimore distribuite attorno al bar nell'attesa che lo spazio sia di nuovo libero e tranquillo (anche se non si è ancora ben capito di chi sia la tranquillità). Si capisce che lo fanno di loro spontanea volontà nessuno pretende che lo facciano! Insomma le porte sono rigorosamente aperte anche se talvolta qualcuno che ricorda un gendarme ci sta bonariamente davanti col sorriso sulle labbra e un mazzo di chiavi in tasca o in vita.
Però nonostante queste incursioni di normali sono i matti che fanno fare al bar il grosso dei suoi guadagni. E infatti per questo hanno anche un trattamento di favore infatti è solo a loro che vengono date le sigarette e i caffè migliori: a un occhio distratto parranno le stesse che vengono date agli altri ma non è così. Certo per questo occhio di riguardo bisogna pagare una maggiorazione però gli avventori ne sono contenti e lo fanno di buon grado tanto che neppure se ne accorgono di pagare più degli altri o perlomeno non lo danno a vedere.
Per ringraziarli del sostegno e ripagarli della pazienza che portano per la quotidiana usurpazione del "proprio" bar quando i normali sono lontani (Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto...) loro ne sono i soli frequentatori in delle feste che qui nessuno pensa siano delle “cerimonie istituzionali” malgrado ne siano identiche.
Insomma questo bar è splendido e per la serenità che ci prova quando ci si va e per la tiepida nostalgia che si sente richiamandone il pensiero quando se n'è distanti: come i dolci ricordi d'infanzia. Un po' come per Bergman “il posto delle fragole”.

Parlando con uno "psicoterapeuta" mi diceva che secondo lui dai quadri di Caravaggio si vede che era un sociopatico... qualunque cosa voglia dire io vedo il magnifico gioco di luci e forme: l'immagine del divino (per citare il titolo della mostra a lui dedicata a Trapani per il quarto centenario del passaggio di Michelangelo Merisi in Sicilia).
me n'è nata l'idea di creare dei post sullo stigma/diagnosi...